martedì 17 ottobre 2017

Doccia fredda #16 Bloody Mary

Finita la sequenza degli esordienti, torniamo a coloro che, nel tempo, hanno calcato le scene editoriali. Quindi potete smettere di essere gentili (ma evitate di essere cafoni)

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Nel paese incantato dei sogni le creature delle favole scivolano via dalle pagine patinate per raggiungere la reggia di King Cole. Nella sala dei banchetti il pifferaio magico, i tre porcellini, Little boy blue, Cappuccetto Rosso, la Regina di Cuori, Hunpyy Dumpty e tutti gli altri fanno a gara per esibirsi sul palcoscenico prima che scocchi la mezzanotte. All'ultimo tocco dell'orologio, quando tutti i protagonisti sono già a letto, chi conosce la voce del silenzio riesce a sentire lo scricchiolio dei passi per strada mentre il vento urla: « Play me my song, Bloody Mary ».
Da qualche parte una bambina sta piangendo. Da qualche parte un bambino ha perso la testa.
L'urlo del vento si fa voce per raccontare una storia:
Cynthia Jane De Blaise-William entrò al Musical Box per il solito cocktail. Quattro grosse prese di sale sul fondo dello shaker, due di pepe nero, due di pepe di Caienna, uno strato di salsa Worcestershi-re, una spruzzata di succo di limone, ghiaccio tritato, due once di vodka e due di spesso succo di pomodoro. Henry Hamilton-Smythe dietro al bancone agitò lo shaker, filtrò e versò la bevanda insanguinata nel highball, vi infilò una stecca di sedano, lo porse all'amica, e guardandola disse : « Ciao cara, è un po' di tempo che non vedo la tua faccia. Hai finito di stare in galera per causa mia? Sei ancora la bambina viziata? Ciao, ho detto ciao, perché non mi rispondi? Questo è l'unico posto dove puoi incontrarmi. Sono l'unico uomo che hai mai avuto. No, mi correggo, meglio dire che avresti potuto avere se fossi sopravvissuto ai tuoi colpi di testa. Siamo una bella coppia tu ed io, su quest'isola nel mare dell'oltre. Ti voglio amare per sempre, non ti lascerò mai. Apri il tuo cuore e lascia scorrere i sentimenti. Non sei stata sfortunata a incontrare un ragazzo come me. Ho sbagliato il primo passo e tu mi hai subito rubato la scena scaraventandomi dietro le quinte o meglio ancora, nella botola del suggeritore ».
Il mondo attraverso il bicchiere diventò un campo di croquet che si perdeva a forma di triangolo isoscele in lontananza nell'orizzonte. L'erba del prato era rasata a fasce longitudinali, bicolori per l'alternanza del senso del taglio.
Nella battaglia tattica si gioca con quattro palle, Blu e Nero contro Rosso e Giallo; lo scopo del gioco è quello di segnare punti facendo passare con un colpo di mazza una palla sotto gli archetti disposti a formare il percorso, al termine del quale si deve colpire un picchetto al centro del campo.
Ma non sempre si gioca in questo modo.
Oltre il vetro del cocktail rosso le palle del gioco erano sostitui-te dalle teste di tanti piccoli Henry.
Cynthia quando aveva nove anni giocava con Henry. L'abilissimo, dispettoso e antipatico coetaneo ogni volta che segnava un punto la sfotteva e le tirava i capelli; una volta le mise le mani addosso e le strappò la catenella d'oro che portava al collo. Da quel giorno crebbe nella ragazzina la sensazione che il suo compagno la guardasse in modo strano, come un arciere pronto a colpirla con la sua freccia. Quando lo sentì dire : « Il mio uccello vola in alto, scivola tra le mie mani, prendilo, toccalo » alterata più del solito brandì con gran forza la mazza di legno e con un colpo spettacolare staccò la testa dal collo del ragazzo facendola ruzzolare nella porta arcuata. A chi la interrogava sul misfatto, la piccola con estremo candore rispondeva: « Lui continuava a dire che con la sua testa poteva centrare ogni bersaglio; penetrare in ogni fessura. Non ho fatto altro che assecondare il suo desiderio ».
Due settimane dopo la tragedia, la bambina, ribattezzata Bloody Mary dalle male lingue, rovistando tra i giocattoli nella cameretta di Henry alla ricerca della propria preziosa catenella scoprì il carillon. La memoria registrata sul cilindro metallico mettendo in vibrazione le lamelle riproduceva una vecchia filastrocca:
Old King Cole era una vecchia anima allegra, voleva la sua pipa, voleva il suo arco e voleva i suoi tre violinisti”.
Dalla scatola musicale decorata uscì una piccola figura di spirito: Henry era tornato. Roteando a tempo di musica, il suo corpo iniziò rapidamente ad invecchiare. Il piccolo protagonista tornato dall'aldilà sotto forma di un vecchio lascivo cercava invano di soddisfare sulla ex-compagna di giochi le pulsioni carnali represse da una vita interrotta.
Cynthia sorseggiò la sua bibita, masticò il sedano, caricò la molla del carillon: un solo giro perché la vita di Henry durava tutto il tempo della filastrocca. « Il mio uccello vola ancora in alto. Hai creduto che volessi farti del male e invece volevo solo insegnarti ad amare, legarti a me come la catena che brillava sul tuo piccolo seno e che ora tieni nascosta sotto il cuscino. Ora sei una donna, hai il tempo dalla tua parte. Fatti vedere in viso, tira indietro i capelli, lascia che conosca il tuo corpo. Sto aspettando qui ogni volta. E tutto il tempo che è passato sembra quasi non avere importanza ora, se te ne stai lì con il tuo sguardo fisso dubitando di tutto ciò che ti dico. Perché non mi tocchi. Toccami.Toccami. Ti voglio ora ».
Il bicchiere era vuoto, il carillon stava terminando la sua corsa.
Cynthia sussurrò: « Il vento riporterà i nomi che ha soffiato nel passato?. No, questa è l'ultima volta ». Afferrò il bicchiere e lo scagliò contro il vetro della finestra. La musica era finita e il vento non soffiava più. Henry non sarebbe più tornato.
Ma tu che leggi se vuoi sentire la canzone di Old King Cole, devi fare girare sul piatto il disco dei Genesis: la voce di Peter Gabriel ti trasporterà sul campo di croquet nel bucolico paesaggio al tramonto dipinto da Paul Whitehead e poi...puoi sempre scegliere di naufragare nel mare insanguinato di un Bloody Mary.