lunedì 6 dicembre 2010

I miei articoli per "La Sesia": Gianna, colpevole di maternita'

Il vespaio intorno a Gianna Nannini, simbolo liberatorio per le “primipare attempate”, aveva cominciato a ronzare ben prima della nascita della piccola Penelope Jane. Una donna di 54 anni? È vecchia, quindi è ricorsa alla donazione dell’ovulo. Un’artista dalle dichiarate ambiguità sessuali? La bimba non potrà crescere equilibrata senza un padre. Ricca, famosa, fotografata con il pancione in copertina? Una che esibisce senza vergogna il proprio egoismo. Poi, lo scorso 26 novembre intorno a mezzogiorno, la bimba tanto attesa è venuta alla luce. Pesa due chili e 530 grammi, è lunga 48 centimetri e la vecchia Gianna l’ha partorita naturalmente e senza eccessivi sforzi grazie a una preparazione atletica che chiunque l’abbia vista su un palco ben conosce. Il tam tam dei media si scatena immediatamente. La notizia si diffonde in Rete e accanto ad auguri e felicitazioni, partono le polemiche. E gli insulti. Su Facebook, ormai cuore pulsante dell’opinione pubblica nostrana, accanto ai link alla notizia della nascita di Penelope si è letto di tutto. Anche un “che schifo!” firmato da un uomo con tanto di punto esclamativo. Che schifo. La nascita di una bambina? Certo che no. Che schifo l’ardire di una femmina che è colpevole non una ma quattro volte. Osa partorire quando la norma vorrebbe che, alla sua età, la fine della fertilità decretasse la fine del ruolo sociale di una donna. Poi non è particolarmente bella e se n’è sempre fregata ostentando rughe, naso importante, fisico androgino. Se non bastasse, non risulta abbia un maschio vicino, quando è prassi consolidata tra le cinquantenni vip accaparrarsi un muscoloso virgulto da esibire ai paparazzi e dal quale assorbire un ritorno ormonale di giovinezza. Non solo, non ha mai fatto mistero di avere una visuale sull’amore aperta a tutte le opportunità, dichiarandosi di fatto bisessuale. Ed ecco servito lo schifo. Una parola brutta, ma che serpeggia tra le righe dei soloni che hanno sentito la necessità di esprimere il proprio parere su quel pancione esibito sulla copertina di “Vanity Fair”. Non ultima la ministra della gioventù Giorgia Meloni che si affretta a diffondere la notizia in base alla quale, a poche ore dalla nascita di Penelope, lo staff della Nannini raccoglieva in giro dichiarazioni per alimentare il dibattito. A parte la secca smentita dell’ufficio stampa che bolla la dichiarazione della Meloni come “falsa e gravemente irrispettosa” non possiamo sapere se, in un eccesso di zelo mediatico, la raccolta di dichiarazioni sia effettivamente partita. Quello che colpisce è lo sforzo di appioppare alla Gianna “primipara attempata” una colpa irredimibile. Quella di aver dichiarato, con le parole e con i fatti, di essere “una che ha bisogno di infrangere i divieti”. E non importa se Penelope è bella, sana e verrà allattata al seno. Per farsi perdonare Gianna dovrebbe essere maschio, sovrappeso, avere almeno 60 anni e avere accanto una velina in perfetta forma dopo il parto.
Laura Costantini