lunedì 13 dicembre 2010

I miei articoli per "La Sesia": Opposti televisivi

N.B. Questo articolo e' andato in pagina martedi' 7 dicembre, quindi i riferimenti temporali sono a quella data.

Sabato scorso in Germania, come avviene da più di dieci anni, è andato in onda lo show “Wetten dass?” (Scommettiamo che?) condotto da Thomas Gottschak e Michelle Hunziker. Asteniamoci dal notare che il boccoluto e attempato conduttore è lo stesso fin dalla prima edizione e che la flessione di ascolti lamentata dal settimanale Stern era dovuta al passaggio dai soliti 10 milioni di telespettatori a poco meno di nove. Sabato scorso a “Wetten dass?” è accaduto un incidente. Un incidente grave. Un concorrente è caduto durante un salto spettacolare e si è fatto male. Molto male. Un istante per vederlo cadere, poi la telecamera ha staccato sui conduttori, sul pubblico in piedi, attonito, su una barella che arrivava, sul volto sconvolto di Michelle Hunziker. Minuti di angoscioso silenzio, poi l’annuncio: la trasmissione è sospesa. Se funziona come in Italia, su quei momenti di stasi gli ascolti saranno schizzati alle stelle. Eppure il sipario è calato sulla tragedia di un ragazzo spericolato che rischia conseguenze gravissime. Domenica scorsa i notiziari italiani hanno riportato la notizia che, per casualità di scaletta, è finita quasi accanto a quella di una tragedia tutta nostrana. Un gruppo di ciclisti della domenica, in Calabria, nei pressi di Lamezia Terme. Tutti ragazzi. E una Mercedes lanciata a tutta velocità in un sorpasso impossibile: una strage. In attesa delle immagini, il cronista della sede regionale si attarda nel descrivere l’orrore di biciclette accartocciate e corpi abbattuti come birilli. Poi le immagini arrivano. I corpi sono stesi a terra, pietosamente coperti da lenzuola bianche. Le biciclette sono effettivamente accartocciate. Uno dei soccorritori si china a sollevare un lenzuolo e la telecamera parte di zoom cercando di carpire particolari di quel corpo senza vita con addosso i colori squillanti di una tenuta da ciclista. Non si vede molto, il soccorritore ricopre il corpo, l’obiettivo si allarga sulla strada cosparsa di cadaveri. Tante volte non avessimo capito fino in fondo la tragedia di cui il cronista continua a dire. Tutti giovanissimi e sportivi, l’investitore un marocchino accusato di omicidio colposo plurimo e anche lui grave in ospedale. Due opposti televisivi, modi diversi di trattare il dolore degli altri. Quel dolore che si è ormai impadronito del piccolo schermo. Sempre domenica scorsa, sempre da tg. Michele Misseri chiede di esporre la propria ennesima versione dei fatti sulla morte di Sarah Scazzi. Una morte che ci è stata descritta in ogni particolare, nella durata, nella ferocia, perfino nei tempi di permanenza nello stomaco di un singolo sofficino. E nello stesso giorno in un altro luogo, verrebbe da dire in un’altra Italia, un ufficiale dei carabinieri che avvisa i familiari della tredicenne scomparsa Yara prima di dare ai cronisti accampati a Brembate di sopra la notizia che c’è stato un arresto. E che l’accusa per l’operaio nordafricano è omicidio.

Laura Costantini