martedì 9 agosto 2011

Oggi su "La Sesia": una risata vi seppellirà


Lo slogan è vecchio e in disarmo. Ma è la prima cosa che viene in mente davanti alla notizia che ha avuto ben poca eco in questi giorni di crisi economiche globali e agenzie di rating che svolazzano come vampiri sulla carcassa della nostra solvibilità. In un parco pubblico di Teheran, a fine luglio, ha avuto luogo una manifestazione non autorizzata. I partecipanti, uomini e donne armati fino ai denti, l’hanno organizzata passandosi parola attraverso Facebook e Twitter, social network banditi dalla Repubblica Islamica. Ma controllare la Rete, i fatti lo dimostrano, equivale a controllare i pensieri e i sogni. Per quanto ci si provi, è impossibile. Giunti quindi a centinaia nel luogo deciso per il flash mob, uomini barbuti e donne velate hanno cominciato a spararsi addosso con una ferocia giustificata dalla calura estiva e dal tipo di armi impugnate: pistole e fucili ad acqua. Coloratissimi. Le immagini che girano in Rete sono un inno alla gioia. Capelli fradici, bocche spalancate, risate, sorrisi, occhi accesi. Capelli che sfuggono al controllo del chador, trucco che cola. Divertimento allo stato puro. Niente slogan politici. Eppure molti di quegli uomini e di quelle donne sono stati arrestati dalla polizia per punire comportamenti che la morale islamica giudica “anormali” e “immorali”. I colpevoli sono stati costretti a confessare il proprio crimine sugli schermi della tv di stato e ad ammettere che si trattava di un “evento molto più intimo di quanto avrebbe dovuto essere”. Intimo. Sono 32 anni che le autorità iraniane tentato di disciplinare, se non impedire, i rapporti tra giovani uomini e donne, di controllare abbigliamento, taglio di capelli, aspirazioni e voglia di libertà in nome della morale islamica. Una battaglia persa se il lancio di gavettoni nel parco viene dopo il raduno di quelli vestiti strani, di quelli con i capelli ricci, di quelli che fanno le bolle di sapone o si incontrano per far volare gli aquiloni. Non è il “Movimento Verde” del 2009, quello che si spense nel sangue di Neda Agha-Soldani, ma è la testimonianza che un regime, quello di Ahmadinejad come qualunque altro, non parla a nome di tutti. E che il concetto di popolo non rende giustizia, in quel suo essere singolare, alla pluralità delle voci. In un mondo dove un uomo come Anders Breivik pretende di indicare a colpi di fucile la strada verso l’alienazione razzista e xenofoba all’intera Europa, è bello scoprire che ci sono ragazzi e ragazze che credono ancora nel diritto di sorridere alla vita. E non dimentichiamo che lo fanno in un paese dove lanciarsi gavettoni, abbracciarsi in pubblico, scambiare un bacio o sorridersi può costare il carcere. Facebook e Twitter annunciano che ci saranno altre guerriglie d’acqua in terra iraniana. Giovani sfideranno polizia e processi armati della volontà di mostrare al mondo che quel vecchio slogan ha ancora un valore. E che una risata può davvero seppellire la deriva reazionaria che ci minaccia tutti.
Laura Costantini