lunedì 19 ottobre 2020

I racconti del Diario Vittoriano: il quinto racconto

 La raccolta - che sarà disponibile a breve su Amazon in formato digitale e cartaceo - comprende nove racconti (di cui due in forma di corpose novelle) che narrano alcuni retroscena della storia di Kiran e Robert.

Il quinto narra l'incontro di Kiran con un compagno d'avventure che diverrà fondamentale e si svolge nel 1885:

Aldus Shelby, il titolo.



lunedì 12 ottobre 2020

I racconti del Diario Vittoriano: il quarto racconto

La raccolta - che sarà disponibile dal 15 ottobre su Amazon in formato digitale e cartaceo - comprende nove racconti (di cui due in forma di corpose novelle) che narrano alcuni retroscena della storia di Kiran e Robert.

Il quarto ci mostra Kiran nelle scomode vesti di prefetto scolastico e si svolge nel 1884:

Il prefetto, il titolo. 



lunedì 5 ottobre 2020

I racconti del Diario Vittoriano: il terzo racconto

 La raccolta - che sarà disponibile a breve su Amazon in formato digitale e cartaceo - comprende nove racconti (di cui due in forma di corpose novelle) che narrano alcuni retroscena della storia di Kiran e Robert.

Il terzo narra un'esperienza molto divertente, e spaventosa, per Kiran e Robert e si svolge nel 1882:

Il primo Halloween, il titolo.



venerdì 2 ottobre 2020

I Cercatori di pace sarebbe un libro problematico

 


Il mio romanzo fantasy-distopico è stato sconsigliato ai lettori. Può accadere. La disamina dal voto 3/10
la trovate QUI

Ho voluto riflettere sulle parole della blogger insieme a Isabella Moroni, che il libro lo ha detto e presentato quando è uscito.

Vi posto qui la nostra chiacchierata.

Ciao Laura ho letto la recensione che Milena, la blogger Timeless Hopeful Reader ha fatto del tuo libro I Cercatori di Pace e sono rimasta colpita dalla difficoltà di saper leggere un libro. Anche in coloro che leggono moltissimo e che amano i libri.

Non ti pare che la cosa più evidente sia una non comprensione delle diverse sfaccettature del testo e delle molteplici sollecitazioni che offre al lettore?

“Nel leggere la sua disamina ho avuto l’impressione che avesse letto qualcosa che non avesse nulla a che vedere con il mio romanzo. Mi è stato evidente che la blogger si aspettasse qualcosa di totalmente diverso e che, soprattutto, abbia percorso le pagine indossando un punto di vista che non avrebbe potuto consentirle di entrare in quel mondo. Sì, ritengo non abbia compreso e la cosa mi colpisce, come autrice. Quando succede è sempre buona norma farsi delle domande.”

In particolare questa disamina del libro (permettimi, non riesco a chiamarla recensione perché una recensione dovrebbe analizzare il testo in tutti i suoi aspetti), è fatta come un compito in classe. Capisco che possa essere lo stile del blog, ma è davvero respingente sentir fare lezione di scrittura fin dalla prima riga: “La narrazione è in terza persona; il narratore esterno è onnisciente e racconta la storia dal futuro.”). Inoltre, non trovi che in tutti i punti del suo post Milena non abbia fatto altro che presumere il tuo punto di vista e contemporaneamente insegnare come ci si dovrebbe comportare scrivendo, ad esempio, quali limiti non si debbano travalicare?

“Di sicuro mi ha imputato idee, valori e convincimenti che non mi appartengono. Diciamo che dal suo articolo un lettore del blog può di certo farsi un’idea di come la pensa la titolare, ma assolutamente non può capire cosa ci sia nel romanzo oggetto della disamina. Ci tengo a chiarire che le recensioni negative sono occasioni di crescita. In questo caso, però, del libro che ho scritto non c’è nulla se non quei punti, i soli sui quali la blogger si è focalizzata. I soli, evidentemente, che hanno mandato in tilt il suo universo di lettrice con punto di vista assolutamente chiuso nella contemporaneità.”

Sono anche estremamente sorpresa che di tutto il mondo che hai creato e aperto al lettore con questo libro, la sua attenzione si appunti su: lo stupro, l’omosessualità e il trauma. Episodi importanti, ma funzionali alla narrazione. A me non è sembrato che fossero argomenti tanto importanti rispetto al discorso sulla salvezza dei libri o sul potere delle donne che mi sono sembrati fondamentali nello specifico del significato. Ma magari sbaglio…

“Per chi non ha letto il romanzo tengo a specificare che la vicenda si svolge in un mondo devastato da una guerra che va avanti da cinque secoli, dove i valori cui oggi cerchiamo di tener fede (senza riuscirci, come è evidente dalle cronache) hanno perso terreno. E voglio anche precisare che lo stupro – una singola scena – c’è mentre non viene assolutamente toccato il tema dell’omosessualità, che pure mi è caro. E non credo ci sia bisogno di ricordare quanto io sia attiva nella difesa dei diritti delle donne e delle persone LGBT+.”

Però, magari guardiamo insieme quello che ha scritto e cerchiamo di capire cosa l’ha spinta a rilevare solo la parte che lei ritiene negativa. Per esempio dice: “Uno dei messaggi peggiori, a mio avviso, risiede nella visione dello stupro. Questo viene in un primo momento messo sullo stesso livello di una serie di frustrate subite da un uomo e poi "giustificato" perché la persona in questione lo aveva in qualche modo già subito in precedenza.” E spiega il perché: “Innanzitutto, sia un uomo che una donna possono subire uno stupro (in qualsiasi società del presente e del passato), e sottintendere che siano solo le donne a subirlo credo sia profondamente sbagliato”. Io non ricordo che tu abbia affermato qualcosa del genere e non sono riuscita a ritrovare il passaggio nel libro (tanto per dire quanto non mi sembrava rilevante…), mi fai capire dove ha intravisto questo pensiero?

“Tutta colpa di un pensiero della protagonista Ghillean mentre viene aggredita – ma non ci sarà violenza – da Tarnell. In quanto guerriera, Ghillean è stata addestrata da una veterana che aveva subito una lunga serie di abusi durante la prigionia in mano nemica. Era stata quell’addestratrice a dire alle allieve che lo stupro è sopraffazione, che umilia una donna come una serie di frustrate umilia un uomo, ma che comunque si sopravvive. Ovvio che io non pensi questo. Ma da un ricordo nella mente di Ghillean la blogger evince che io stia paragonando lo stupro a una brutta ma irrilevante esperienza. Se avesse letto con attenzione, avrebbe trovato che la stessa Ghillean considera che quelle parole nulla potevano rendere dell’orrore di una vera violenza.”

Non contenta continua sullo stesso tema: “Inoltre, lo stupro e le percosse, chiaramente, non possono essere messi sullo stesso piano” e, ancora: “Bisogna considerare anche che ogni persona ha un modo diverso di vivere un trauma, quindi, non si possono fare paragoni a prescindere. Infine, far passare uno stupro per qualcosa da tralasciare perché se ne è già subito uno, è semplicemente assurdo.”

Queste parole mi danno la sensazione che la blogger stia giudicando la narrazione utilizzando le strutture mentali contemporanee senza pensare (se non di sfuggita citando l’epoca in cui si svolge il racconto) che la letteratura è libertà, l’autore può dire quello che vuole senza dover essere “politicamente corretto” e che un personaggio non per forza rispecchia quello che pensa il suo autore. Non credi?

“Nei miei libri ho trattato tematiche di vario genere. Ho scritto, insieme a Loredana Falcone, anche una trilogia noir dove esistono serial killer decisamente inquietanti. Ho sempre pensato fosse inutile specificare che ciò che fanno e che pensano non mi appartiene. Ma, a quanto scopro in questo caso, non è così. Leggere che il mio romanzo viene caldamente sconsigliato per un’interpretazione arbitraria da parte di una lettrice mi lascia perplessa.”

C’è poi la storia della battuta sull’omosessualità del cavallo. Mi spieghi perché tale battuta avrebbe “ritratto l'omosessualità come un qualcosa di cui vergognarsi e da aborrire”? Proprio tu che sull’omosessualità hai creato una saga? Cosa ha visto nelle tue parole?

“In questo caso, credimi, ho dovuto cercare sulle pagine dove avessi detto una cosa simile. Ovviamente non ho trovato nulla del genere. Si tratta di uno scambio di battute tra il generale Kimen e il brigante Tarnell riguardo la virilità di Tifon, lo stallone del brigante. Una battuta su un cavallo, scherzosa e che, comunque, non sfiora neanche di striscio il tema dell’omosessualità. Ecco, questo appunto mi fa veramente dubitare di come sia stato letto il romanzo.”

Tutto questo tirar fuori concetti e supposizioni mi fa pensare che Milena non sia riuscita ad entrare nella narrazione e che si sia arenata in mezzo alla cronaca, all’attualità e, soprattutto, in mezzo ai bias e dalla visione contemporanea. Perseguendo questo punto di vista, però, la letteratura muore ed è un peccato perché il suo blog di appassionata di libri poteva essere un osservatorio della generazione Z. Del quale, cominciamo ad avere anche bisogno, non credi?

“Ne abbiamo bisogno, eccome. Ma credo, anche, che leggere professionalmente – perché questo fanno blogger e instagrammer – preveda una cultura e una preparazione che non si possono improvvisare. E mi dispiace dirlo, perché sono certa che verrà interpretato come una rivalsa per un brutto voto – 3 su 10. Però il brutto voto lo avrei accettato se fosse stato giustificato da qualcosa che io avessi effettivamente scritto e pensato. Non dalle interpretazioni di chi ha guardato un mondo di stampo medievale con la suscettibilità di oggi. E sulla suscettibilità di oggi potremmo aprire un capitolo a parte, analizzando come molti romanzi contemporanei dipingono le donne e il loro rapporto con gli uomini.”

 


lunedì 28 settembre 2020

I racconti del Diario Vittoriano: il secondo racconto

La raccolta - che sarà disponibile a breve su Amazon in formato digitale e cartaceo - comprende nove racconti (di cui due in forma di corpose novelle) che narrano alcuni retroscena della storia di Kiran e Robert.

Il secondo narra della prima volta che Kiran vede Robert, senza che il ragazzino lentigginoso appena giunto in India, se ne accorga e si svolge nel 1876:

La casa sul ghat, il titolo. 



lunedì 21 settembre 2020

I racconti del Diario Vittoriano: il primo racconto

La raccolta - che sarà disponibile a breve su Amazon in formato digitale e cartaceo - comprende nove racconti (di cui due in forma di corpose novelle) che narrano alcuni retroscena della storia di Kiran e Robert.

Il primo narra un aspetto della drammatica infanzia di Kiran e si svolge nel 1876:

Non è una danza, il titolo.


mercoledì 10 giugno 2020

Tre giorni prima di Natale di Lilli Luini (Il Vento Antico Edizioni) #mèpiaciuto

Oggi voglio parlarvi di un giallo-thriller veramente appassionante.
Grandissimo ritmo, angoscia a pacchi, un bell'intreccio e un'ambientazione originale.
Questo è "Tre giorni prima di Natale" scritto con somma perizia da Lilli Luini.

1- Dopo una produzione di tutto rispetto a quattro mani, questo è il primo romanzo che firmi da sola. Che differenza c'è tra lo scrivere in tandem e lo smazzarsela da soli?


Da parte mia c’è molta meno disciplina. Quando scrivo con Maurizio, mi sforzo di superare il mio cronico cazzeggio e di rispettare dei tempi di lavoro. Quando lavoro da sola, una prima stesura si sa quando comincia e non si sa quando finisce. Il più delle volte, mi metto al computer con l’idea di scrivere e poi faccio tutt'altro. Riguardo all’intreccio, è chiaro che non devo discuterlo con nessuno tranne me stessa, ma sono una critica abbastanza severa.
Riguardo allo stile di narrazione, scrivere in due significa mettere insieme due modi di intendere il raccontare che possono anche non essere identici. Quando scrivo da sola, mi capita di scrivere una frase e pensare “questa Maurizio me la taglierebbe”. Io magari non la taglio, ma non è detto che, nelle infinite revisioni che seguono, venga via perché non mi piace più.

2- Dopo aver letto, e apprezzato moltissimo, Tre giorni prima di Natale io lo definirei un thriller più che un giallo. Sei d'accordo?

Nella mia intenzione voleva essere un poliziesco, in realtà mi sono accorta che essendo il crimine in divenire, effettivamente c’è una dose di suspense tipica del thriller.

3- La tua protagonista ha una preparazione da profiler e collabora come consulente esterna con la polizia. Hai avuto modo di attingere a esempi reali per renderla credibile (e lo è, molto)?

Purtroppo no. Il tema della mente umana e delle interazioni tra le persone è da sempre uno dei miei interessi principali. Ho studiato tanto, tantissimo, e ancora studio. Ho tutti i testi fondamentali di criminologia e criminal profiling. Ho partecipato a un convegno di scienze forensi, felice come una bambina al luna park.
Mi fa molto piacere sentirmi dire che Lorena è credibile, perché ci ho lavorato sopra a lungo, perché più di tutto temevo la superficialità.

4- Il ritmo di questo romanzo è pazzesco, non lascia mai tirare il fiato. Al tempo stesso ogni passaggio è reale e credibile, senza supereroi e deus ex machina. Svela il segreto: come si impara a confezionare una storia così?

Non ci sono segreti, certe storie nascono bene e se hai la pazienza di lasciarle crescere e crescere con loro, ne può venire qualcosa di buono. Ti svelo però un altro tipo di segreto: la primissima bozza di questa storia è nata in camper, un sabato mattina del 2003. La mia psicoterapeuta mi continuava a dire che dovevo scrivere, perché i personaggi che mi parlavano nella testa non erano segno di pazzia ma di creatività. E mio marito ci aveva messo del suo: una sera terminai un thriller e dissi “così brutto, ci riesco anch’io”. Lui mi disse: fallo, ti sfido. E una mattina arrivò l’idea, anzi arrivò Lorena e iniziò a raccontarmi la sua storia.
Grazie a lei ho conosciuto Maurizio Lanteri, che lesse quella primissima bozza e gli piacque tanto che mi ingaggiò. Cominciammo a scrivere a quattro mani e così Lorena rimase lì per tredici anni.  Ma non l’ho mai scordata. E nel 2016 l’ho ripresa e ho riscritto il romanzo integralmente, conservando solo il cuore della storia e rivedendo tutto il resto, dalle modalità dello stalker, alle voci narranti, al ritmo, alla scrittura, alla luce di tutta l’esperienza fatta negli anni trascorsi.

5- Come ogni lettore che abbia amato una storia e i personaggi che la popolano, son qui a chiedere: ci saranno nuove avventure per Lorena e per Nicola?

Io spero proprio di sì. Lo dico con franchezza: certe esperienze con certe case editrici mi avevano tolto il gusto della scrittura. Questo per me non è un lavoro, ma una fantastica via di fuga dal reale. Nel momento in cui comincio ad avere stress di vendite, classifiche, nonché rampogne e umiliazioni, chiamiamole con il loro nome, per me la cosa si chiude. L’idea di scrivere, a un certo punto della mia vita, mi dava la nausea.
Riscrivere questo romanzo mi ha in qualche modo riportata indietro nel tempo, in un momento, il 2016, in cui ne avevo tanto bisogno. Mi ha dato la forza per scrivere La strega bambina, l’ultimo romanzo uscito in coppia con Maurizio.
Adesso sto scrivendo un’altra avventura di Lorena e Nicola. Ho iniziato nel 2017, ho scritto 30 pagine in tre mesi. Nel 2018 ho battuto il mio record negativo personale, scrivendo ben 16 pagine. Nel 2019 ne ho scritte 27, tutte negli ultimi tre mesi. Ma lì è scattato qualcosa e difatti ora sono a pagina 209, ferma da un paio di settimane al secondo snodo della storia. Finché non ho la frase di partenza, non ce n’è. Non sono prolifica, che ci vuoi fare? Ma lo finirò, vedrai. Anche perché recensioni come la tua mi spronano.


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