Quello sguardo.
Sei piccola per riconoscerlo.
Hai un vestitino blu a pallini bianchi,
la gonna a ruota ti danza sulle gambe di bimba.
Non te me accorgi tu, non potresti.
Tua madre ne sente il peso,
di quello sguardo.
"Stai composta, chiudi le gambe."
Quello sguardo.
Sei ancora piccola, ma che è cattivo lo capisci.
Hai una salopette pantaloni, rossa a pallini neri.
Lo sguardo arriva prima nella mano,
in mezzo alle gambe.
Di chiuderle tua madre ti aveva avvertita.
Quello sguardo.
Cattivo è definizione da bimba.
Ma sei cresciuta adesso: famelico.
Hai imparato a sentirtelo addosso.
Ce l'hai alle spalle,
arriva prima della violenza di un contatto
che non chiedi, che non vuoi.
Quello sguardo.
Predatore. Come l'uomo di potere
che ti offre un lavoro
insieme alla lingua infilata a forza tra le labbra.
Le tieni serrate, come le gambe.
Ma quando fuggi
lo fai convinta di essere tu, colpevole.
Quello sguardo.
In strada.
Sul posto di lavoro.
Nel garage solitario.
Nell'ascensore condiviso.
Quello sguardo.
Cattivo.
Famelico.
Predatore.
Sprezzante.
Perché arriva il momento in cui
Sparisce la preda appetitosa.
Sei vecchia.
Hai perso il tuo ruolo nel mondo.
E quello sguardo é lì per te,
femmina,
corpo,
vagina.
Quello sguardo ti dice che solo questo sei.
Mente.
Ricordalo.
Mente.
Laura Costantini
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martedì 25 novembre 2014
martedì 26 novembre 2013
Ambasciatrici del Telefono Rosa: Nessuna più (Elliot Edizioni) ancora
"Per essere riuscita con il suo lavoro di scrittrice, a dare voce a chi, da viva, ha parlato poco o è stata poco ascoltata, infondendo la forza e il coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi".
L'attestato di cui sopra è il mio, ma Loredana ne ha ricevuto uno uguale. Pioveva e faceva freddo ieri a Ceccano. Ma il teatro Antares era gremito e caldo dell'entusiasmo di Patrizia Palombo, instancabile e inesauribile presidente del Telefono Rosa di Ceccano - Frosinone.
Ci sono state ragazzine che hanno cantato con voce d'angelo canzoni dure, difficili, tanto più grandi e consapevoli di loro. C'è stata una giovane e bravissima attrice che ha letto i testi. E tra i testi il nostro racconto "Fuoco amico", pubblicato all'interno della raccolta "Nessuna più" (Elliot Edzioni). Ogni volta è un pugno allo stomaco. Loredana, che per motivi mille era mancata alle molte presentazioni svolte a Roma e fuori Roma, lo ha sentito interpretare per la prima volta e più volte mi ha bisbigliato nell'orecchio: "Ma lo abbiamo scritto noi?"
Sì. E no. Perché continuo a pensare che gli autori di "Nessuna più", tutti gli autori, abbiano vissuto una sorta di transfer, una possessione. Tutti sono, siamo, riusciti a dare voce a chi, da viva, ha parlato poco, oppure non è stata ascoltata. Tutti sono, siamo, riusciti a scorticarci l'anima per calarci in quei panni, in quei momenti, in quelle sofferenze.
I moltissimi complimenti che ci sono stati fatti, ieri sera, non sono solo nostri. Appartengono a Marilù Oliva, che ha fortemente voluto che Nessuna più sorgesse nel mare magno e spesso inutile delle pubblicazioni. Appartengono ai quaranta autori che hanno prodotto racconti che sono vita vissuta, anzi, vite spezzate. Appartengono a tutte coloro che, purtroppo, non sapranno mai di aver trovato una piccola voce sulle pagine di carta e dentro le anime di chi ieri sera, e tante altre sere, ascoltava e deglutiva mentre il destino di una donna si compiva per incuria, per pressappochismo, per matrici culturali marce, per vigliaccheria, per la malvagità ottusa di un maschio incapace, imbelle, meschino.
Tra le moltissime emozioni, tra le grandissime emozioni di ieri sera, voglio segnalare quella di una sala gremita, anche, di uomini. Uomini qualunque, uomini delle istituzioni, uomini giovani e meno giovani. Uomini che sono saliti sul palco perché vogliono cambiare le cose. E anche se nessuno di loro ama il termine "femminicidio" (e chi lo ama?), nessuno ha negato, nessuno ha chiuso gli occhi, nessuno ha cominciato con la sequenza del "sì però, ma forse". Si sono detti schierati accanto alle donne, insieme alle donne. Per cambiare quella cultura che, ancora oggi, fa cadere dalle nuvole il violento di turno che, interrogato da un inquirente (testimonianza di un uomo, un procuratore della repubblica) sulle percosse, sulle violenze verbali e psicologiche, scuote la testa e dice: "Ma in fondo che ho fatto di male?"
Oggi più che mai gridiamolo forte: NESSUNA PIU'
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