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sabato 21 maggio 2016

Questo blog è vivo e lotta insieme a noi

Una commentatrice - ne esistono ancora per i blog, da non crederci - ci chiede se questo blog è morto. No, non lo è. Magari tace, rimane in attesa. Una sorta di animazione sospesa. Ma è vivo. Se ascoltate bene il cuore batte. E non potrebbe essere altrimenti, visto che moltissimo gli dobbiamo. È nato dieci anno fa, in occasione della nostra prima pubblicazione. All'epoca Facebook era una roba da pioneri, in Italia. Twitter doveva ancora nascere. I blog invece c'erano e potevano fare la differenza. Per noi l'hanno fatta al punto che un nostro romanzo trovò un editore proprio grazie alla pubblicazione a puntate sul blog. All'epoca Lauraetlory era su Splinder e aveva uno spin-off interamente dedicato alla nostra produzione narrativa, ovvero Le storie di Lauraetlory. Altri tempi.
Comunque, questo blog è vivo e ci rispecchia. Poco appariscente, come noi. Poco sgomitante. Ma il succo c'è. E il succo è che noi scriviamo. Pubblichiamo, anche, ma soprattutto scriviamo. E leggiamo. E ci appassioniamo. E alle volte veniamo qui, sul blog, a dirlo. Ci siamo appassionate a Florence, di Stefania Auci. Adesso ci stiamo appassionando alla serie di Victorian Solstice di Soprani e Corella. Penne italiane, penne femminili, penne che vale la pena leggere.
Oh, poi fate come volete, sia chiaro. E prima che qualche commentatore sardonico si appalesi, sì, Soprani e Corella sono nostre amiche. E se questo impedirà di prendere in considerazione la loro scrittura, a perderci sarete voi.
A presto.
Laura e Lory

lunedì 22 febbraio 2016

Loredana ha letto "Florence" di Stefania Auci

Chi mi conosce sa che non amo scrivere recensioni, le mie sono impressioni di lettura dettate dall'amore per le parole e dalla stima che nutro per chiunque si cimenti con la narrativa. Qualche giorno fa ho avuto il piacere di ricevere in dono il romanzo di Stefania Auci, "Florence". L'ho letto tutto d'un fiato, spero che quello che segue, ve ne chiarirà il motivo.



Quello che sto per dire farà storcere il naso a qualcuno. Qualcun altro penserà che sono piena di me, di noi dovrei dire visto che nell'affermazione che sta per seguire, è inclusa anche la socia. Okay, non la tiro per le lunghe: finalmente ho letto un romanzo che mi ricorda uno dei nostri. Non saprei dire se è scritto meglio o peggio, se lo stile è migliore o la trama più avvincente, ma è un romanzo vero  con personaggi di fantasia, certo, ma inscritti in una storia che racconta la Storia, quella vera.
Il romanzo in questione è "Florence", di Stefania Auci. E di quello che accade nelle quattrocentosei pagine di cui si compone non vi dirò molto. Per non rovinarvi il piacere di farvi catturare pagina dopo pagina, riga dopo riga, parola dopo parola.  Vi basti sapere che il protagonista è Ludovico Aldisi, giornalista della "Nazione" e che la vicenda ha inizio nove mesi prima dell'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale.
Ludovico è un cinico, un opportunista. Un uomo pronto a sacrificare gli affetti più cari per affrancarsi da umili natali, per riscattare un passato fatto di umiliazioni, per costruirsi un ruolo in una società che lo rigetta. Ma la guerra, vissuta nelle trincee insieme agli uomini del capitano Jasper Freeman, stravolgerà la sua visione del mondo. La guerra e l'incontro con Irene Laurenti, una giovane donna attraverso i cui occhi Ludovico vedrà la parte più vera e più nascosta di sé.
La grandezza di questo romanzo sta anche qui, nella cura che Stefania dedica ai personaggi secondari facendone dei coprotagonisti. È il caso di Claudia, donna bellissima e fragile che nella trasgressione di una relazione adulterina soffoca il dolore della propria sterilità. Di Dante, amico sincero di Ludovico e Irene, la cui bontà d'animo, la cui gentilezza nascondono il disagio per un amore impossibile. Perfino il "cattivo" ha un suo fascino, l'avvocato Mario Anselmi concentra su di sé quanto di più negativo possa aver espresso il genere maschile in un'epoca in cui la donna non aveva libertà di scelta alcuna.
La scrittura di Stefania è attenta, precisa eppure meravigliosamente fluida. Il lavoro di ricerca che si intuisce leggendo queste pagine intense è puntiglioso, metodico. Nella ricostruzione delle  battaglie, nella descrizione dei luoghi, delle strade di Firenze, dei costumi e dello stile di vita dell'epoca. Quando si scrive un romanzo storico è facile cadere in qualche sbavatura, soprattutto nel linguaggio, nell'incalzare di alcuni dialoghi. Qui non accade. Fin dalle prime pagine si viene sbalzati indietro di cento anni, tra il boato dei cannoni, il calpestio degli zoccoli sul selciato, la  pace operosa  della campagna del Chianti.
È la magia della scrittura che si compie trasportandoci in una dimensione fantastica che per qualche ora diventa la nostra realtà.
È un dono. Che non si impara nei corsi di scrittura creativa. O ce  l'hai, ed è il caso di Stefania, o non puoi fare altro che rassegnarti alla mediocrità.

Loredana Falcone