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martedì 25 novembre 2014

Quello sguardo

Quello sguardo.
Sei piccola per riconoscerlo.
Hai un vestitino blu a pallini bianchi,
la gonna a ruota ti danza sulle gambe di bimba.
Non te me accorgi tu, non potresti.
Tua madre ne sente il peso,
di quello sguardo.
"Stai composta, chiudi le gambe."

Quello sguardo.
Sei ancora piccola, ma che è cattivo lo capisci.
Hai una salopette pantaloni, rossa a pallini neri.
Lo sguardo arriva prima nella mano,
in mezzo alle gambe.
Di chiuderle tua madre ti aveva avvertita.

Quello sguardo.
Cattivo è definizione da bimba.
Ma sei cresciuta adesso: famelico.
Hai imparato a sentirtelo addosso.
Ce l'hai alle spalle,
arriva prima della violenza di un contatto
che non chiedi, che non vuoi.

Quello sguardo.
Predatore. Come l'uomo di potere
che ti offre un lavoro
insieme alla lingua infilata a forza tra le labbra.
Le tieni serrate, come le gambe.
Ma quando fuggi
lo fai convinta di essere tu, colpevole.

Quello sguardo.
In strada.
Sul posto di lavoro.
Nel garage solitario.
Nell'ascensore condiviso.

Quello sguardo.
Cattivo.
Famelico.
Predatore.

Sprezzante.

Perché arriva il momento in cui
Sparisce la preda appetitosa.
Sei vecchia.
Hai perso il tuo ruolo nel mondo.

E quello sguardo é lì per te,
femmina,
corpo,
vagina.
Quello sguardo ti dice che solo questo sei.

Mente.
Ricordalo.
Mente.

Laura Costantini


martedì 26 novembre 2013

Ambasciatrici del Telefono Rosa: Nessuna più (Elliot Edizioni) ancora

















"Per essere riuscita con il suo lavoro di scrittrice, a dare voce a chi, da viva, ha parlato poco o è stata poco ascoltata, infondendo la forza e il coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi".

L'attestato di cui sopra è il mio, ma Loredana ne ha ricevuto uno uguale. Pioveva e faceva freddo ieri a Ceccano. Ma il teatro Antares era gremito e caldo dell'entusiasmo di Patrizia Palombo, instancabile e inesauribile presidente del Telefono Rosa di Ceccano - Frosinone.
Ci sono state ragazzine che hanno cantato con voce d'angelo canzoni dure, difficili, tanto più grandi e consapevoli di loro. C'è stata una giovane e bravissima attrice che ha letto i testi. E tra i testi il nostro racconto "Fuoco amico", pubblicato all'interno della raccolta "Nessuna più" (Elliot Edzioni). Ogni volta è un pugno allo stomaco. Loredana, che per motivi mille era mancata alle molte presentazioni svolte a Roma e fuori Roma, lo ha sentito interpretare per la prima volta e più volte mi ha bisbigliato nell'orecchio: "Ma lo abbiamo scritto noi?"
Sì. E no. Perché continuo a pensare che gli autori di "Nessuna più", tutti gli autori, abbiano vissuto una sorta di transfer, una possessione. Tutti sono, siamo, riusciti a dare voce a chi, da viva, ha parlato poco, oppure non è stata ascoltata. Tutti sono, siamo, riusciti a scorticarci l'anima per calarci in quei panni, in quei momenti, in quelle sofferenze.
I moltissimi complimenti che ci sono stati fatti, ieri sera, non sono solo nostri. Appartengono a Marilù Oliva, che ha fortemente voluto che Nessuna più sorgesse nel mare magno e spesso inutile delle pubblicazioni. Appartengono ai quaranta autori che hanno prodotto racconti che sono vita vissuta, anzi, vite spezzate. Appartengono a tutte coloro che, purtroppo, non sapranno mai di aver trovato una piccola voce sulle pagine di carta e dentro le anime di chi ieri sera, e tante altre sere, ascoltava e deglutiva mentre il destino di una donna si compiva per incuria, per pressappochismo, per matrici culturali marce, per vigliaccheria, per la malvagità ottusa di un maschio incapace, imbelle, meschino.
Tra le moltissime emozioni, tra le grandissime emozioni di ieri sera, voglio segnalare quella di una sala gremita, anche, di uomini. Uomini qualunque, uomini delle istituzioni, uomini giovani e meno giovani. Uomini che sono saliti sul palco perché vogliono cambiare le cose. E anche se nessuno di loro ama il termine "femminicidio" (e chi lo ama?), nessuno ha negato, nessuno ha chiuso gli occhi, nessuno ha cominciato con la sequenza del "sì però, ma forse". Si sono detti schierati accanto alle donne, insieme alle donne. Per cambiare quella cultura che, ancora oggi, fa cadere dalle nuvole il violento di turno che, interrogato da un inquirente (testimonianza di un uomo, un procuratore della repubblica) sulle percosse, sulle violenze verbali e psicologiche, scuote la testa e dice: "Ma in fondo che ho fatto di male?"

Oggi più che mai gridiamolo forte: NESSUNA PIU'

martedì 9 aprile 2013

Nessuna più, ancora

Esce oggi su "La Sesia" questo mio articolo:

È capitato a tutti di vedere una di quelle scene da film, di solito americano, dove il protagonista sosta davanti a una parete trapunta di stelle. Ogni stella un eroe morto per la causa. Che ci siano o meno i nomi, degli eroi, quel che colpisce è la quantità delle stelle. Che sono lucide e splendenti, ma mai e poi mai potranno raccontare cosa si cela dietro quel nome, dietro quella morte. Se oggi ci si fermasse un attimo a pensare al fenomeno del femminicidio, l'immagine della parete irta di stelle potrebbe essere attinente, soprattutto per l'impossibilità di un nome, di una foto, di una stella di rendere giustizia a ciò che quella persona, quella donna, è stata per tutti coloro che l'hanno amata. Succede allora che si richieda ai familiari di raccontare, ancora e ancora. Di rivivere la tragedia della perdita. Di testimoniare, giorno dopo giorno, che quel nome non può e non deve, mai, diventare un numero su un giornale o una stella su una parete. È il valore della memoria in quest'epoca di olocausto delle donne. Così accade che ti ritrovi in una casa dignitosa sulle colline di Napoli, ma potrebbe essere in qualsiasi altro luogo d'Italia, a raccogliere il grido di dolore e le lacrime di rabbia di una madre. Perché sua figlia, Fiorinda, è stata fatta a pezzi con l'accetta dall'uomo che non si rassegnava a perderla. Accadeva nel 2009 e il processo si trascina da allora. E succede che dopo tre perizie psichiatriche che avevano dichiarato quell'uomo capace di intendere e di volere, una quarta decida che no, che non conta se aveva posizionato un'ascia in sala da pranzo prima ancora di attirare Fiorinda nella trappola letale. Perché quell'uomo, che aveva già scontato anni di carcere per il tentato omicidio della ex moglie, ha agito d'impeto, ha perso il lume della ragione. E quindi per aver massacrato una donna di trentacinque anni, madre di un bimbo di otto, dovrà scontare solo 10 anni in un ospedale giudiziario. Succede che i genitori e le sorelle di Fiorinda accettino di farti entrare in casa, accettino di raccontare ancora, si rassegnino a offrire le lacrime in pasto a una telecamera. Ma dicano no quando chiedi loro qualche foto. Perché le foto raccontano attimi felici, raccontano una donna bella, giovane, curata, una donna che sapeva sorridere e abbracciare stretto il suo bambino. E fa troppo male, lo capisci, riguardarle e capire che mai più quel sorriso potrà essere immortalato. Quel no urla più della rabbia, della delusione. Quel no urla che qualcosa deve cambiare. Per questo è giusto parlarne. Per questo è giusto che siano usciti tanti libri sul femminicidio. Per questo è importante segnalare "Nessuna più" (Elliot edizioni): 40 autori raccontano e restituiscono un'identità a 38 donne assassinate. Storie di femminicidi, ispirate alla cronaca ma elevate a simboli di tutte le centinaia di vittime appuntate su quella parete. I proventi dell'antologia sono interamente devoluti al "Telefono rosa".

Laura Costantini

martedì 26 marzo 2013

NESSUNA PIU'

Volevo ricordarvi che domani esce "NESSUNA PIù".

Un progetto che Marilù Oliva ha curato per Elliot Edizioni, coinvolgendo 40 autori contro il femminicidio.
(E che autori: Vittoria A., Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Loredana Falcone, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marco Marsullo, Marina Marazza, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Giampaolo Zarini.)

Compratelo il libro.
Primo perché scuote e brucia.
Secondo perché i proventi andranno a Telefono Rosa, che da 25 anni fa del bene per le donne.
Terzo perché certe cose vanno ricordate.