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mercoledì 6 febbraio 2013

Zapping domenicale

Il gioco lo abbiamo già fatto, ma proviamo a riproporlo e immaginiamo che in un ventoso e gelido pomeriggio domenicale un osservatore esterno si trovasse davanti una serie di teleschermi dove sfilano immagini e dichiarazioni e dovesse, da questi, farsi un'idea chiara di quello che siamo. Potrebbe cominciare con le immagini di un disastro aereo sfiorato. Una grande compagnia di bandiera che vende voli con i prezzi di una grande compagnia di bandiera a bordo di aerei che appartengono ad altra nazione e che già due volte sono stati protagonisti di incidenti. Sedici feriti, di cui uno grave, terrore, choc. A bordo casualmente anche una giornalista Rai atipica (significa che fa la giornalista ma viene pagata come un usciere). Ci fa sapere che non le restituiscono il bagaglio. L'aereo è sotto sequestro, soprattutto per permettere alla grande compagnia di bandiera di cancellare, nella notte, i propri loghi dalla carlinga. Come se bastasse a cancellare le responsabilità. Però succede, anche, che qualcuno le responsabilità se le prenda, come l'amministratore delegato di una grande casa automobilistica che aveva promesso mari e monti e che, pubblicamente, annuncia che quelle promesse erano, citazione testuale, un'imbecillaggine. Mentre non lo è oggi, con un mercato automobilistico in caduta libera, promettere di non chiudere fabbriche italiane delegandole alla produzione di auto di lusso. Da esportare da chi i soldi ancora ce li ha. A meno che non si voglia aspettare che il leader di un partito che ha cara la libertà, dopo aver spiegato che solo gli imbecilli aumentano le tasse mentre gli intelligenti tagliano le spese, restituisca con bonifici diretti l'Imu sulla prima casa agli italiani. L'osservatore esterno potrebbe notare che l'imbecillità è particolarmente cara a coloro che contano nel nostro paese. Poi potrebbe accorgersi che chi promette di eliminare una tassa che un governo di tecnici ha imposto per ripianare i conti, quei conti li ha mandati a farsi friggere in anni e anni di leadership indiscussa. Intanto però la sua attenzione verrebbe catturata dal premier in carica, tecnico ma mica poi tanto, che ci dice che lo statuto dei lavoratori è superato e che ci vuole flessibilità. La stessa che ha creato un precariato insanabile in circa un decennio di co.co.co e co.co.pro. Non ci spiega però perché il licenziamento facile dovrebbe invogliare i datori di lavoro ad assumere quando è tanto più facile prendere laureati disperati, tenerli pochi mesi e sostituirli con una nuova ondata, al nero possibilmente. L'osservatore esterno saprebbe ormai che di cose possibili in Italia ce ne sono tantissime. Come il leader di un movimento che ha la qualifica di un albergo di lusso che, arringando la folla in piazza, fornisca le coordinate esatte di un luogo della capitale e inviti un'organizzazione terroristica, già nota per un affare di torri gemelle, a bombardare. Lo hanno sentito tutti, ma lui smentisce. È stato frainteso da giornalisti bugiardi. All'osservatore esterno non resterebbe che reclamare un telecomando e cercare una consolante replica di Don Matteo.
Laura Costantini

martedì 29 gennaio 2013

Memoria... scarsa

Quante volte lo abbiamo sentito dire? Brava persona, sempre così educato, gentile, mai un problema. La faccia è, di solito, quella di un vicino di casa che non perde occasione per dire due banalità davanti alla telecamere. C'è appena stato un delitto. Cruento, efferato, inspiegabile e ingiustificato, posto che un delitto possa esserlo. E il vicino di casa sta parlando dell'assassino  beccato col coltello insanguinato o la pistola fumante. Brava persona, gentile, educato, mai un problema. Domenica scorsa, giornata della Memoria, l'ideale vicino di casa aveva la faccia di Silvio Berlusconi. Il colpevole, storico e conclamato, era Benito Mussolini. E il candidato alle prossime elezioni,  guadagnandosi microfoni e telecamere che sono il suo pane quotidiano, ha detto la sua sull'Olocausto. Una tragedia immane, per carità. Però, a ben guardare, le Leggi razziali che spedirono a morte certa migliaia di cittadini italiani, che decapitarono la cultura e la ricerca scientifica, che sottomisero l'Italia alla follia genocida dei nazisti, sono state, secondo Berlusconi, un errore a fronte delle molte buone cose compiute dal Duce. Brava persona, sempre così educato, gentile, mai un problema. Un errore ci può stare. E sarebbe inutile metterci lì a fargli l'elenco dei dissidenti morti, di quelli spediti al confino, di un'economia massacrata in chiave autarchica, della morte di qualsiasi libertà civile, di una guerra atroce e lunghissima, delle occupazioni, dei bombardamenti, dei civili massacrati, dei ragazzi spediti a morire con suole di cartone in terra di Russia. Dalle Leggi razziali a oggi sono trascorsi 75 anni. Un'eternità per gli esseri umani, un battito di ciglia per la Storia. I sopravvissuti ai campi di sterminio sono sempre meno numerosi, sempre più vecchi e fragili. Avrebbero diritto al riposo e alla quiete, eppure si sobbarcano conferenze e incontri per raccontare l'inferno in terra. Per raccontare la miseria umana di gente che denunciò e tradì e la grandezza d'animo di chi mise a rischio la propria vita per rimediare all'oscenità di quelle leggi e alla viltà di chi le impose a un paese che antisemita non era né voleva essere. Lo fanno, i sopravvissuti, e continueranno a farlo finché avranno fiato, cuore e mente per ripercorrere quegli orrori e metterci in guardia. Perché è tanto facile per i vicini di casa dell'assassino dire che si trattava di una persona tranquilla, insospettabile e omettere delle avvisaglie colte e volutamente ignorate. E le avvisaglie ci sono, sono evidenti. Ci basta sfogliare i giornali, ci basta seguire un notiziario. La crisi economica pressante, la paura del futuro, la rabbia per lo stile di vita immaginato e perduto sono gli ingredienti ideali per preparare paura dell'altro e odio per il diverso. Di qualsiasi diversità si tratti: cultura, religione, colore della pelle, sesso. Se poi una tragedia di portata planetaria diventa, agli occhi di un leader politico, un errore tra molte cose buone, non sono più avvisaglie. Sono la realtà prossima ventura.
Laura Costantini