Visualizzazione post con etichetta romanzi rosa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romanzi rosa. Mostra tutti i post

giovedì 11 agosto 2016

Cominci un romance e ti scappa l'omicidio...



Abbiamo sempre spaziato tra i generi della narrativa. Non ci è mai piaciuto saperci incastrate in uno scaffale con una targhetta. Ci siamo cimentate con il giallo, il noir, il thriller, la fantascienza (romanzo ancora inedito), lo storico, il western. Ogni volta, o quasi, è saltato su qualcuno a dire che però, sì, va beh, comunque era un romanzo d'amore, dai.
Perché in tutti i suddetti generi, nell'ambito della storia, evolveva anche un rapporto amoroso. E dato che noi siamo donne (e oltre la penna e la tastiera c'è di più - semicit.), ovvio che su trecento pagine con un serial killer, indagini e cinque morti ammazzati, a spiccare di luce propria fossero i due che si innamorano, no?
Così, prendendo spunto da quel genio di Massimo Troisi, a forza di sentirci chiedere "ma è un romanzo d'amore?", alla fine abbiamo deciso di rispondere che sì, muore un po' di gente, scoppia un guerra, c'è una carestia, si riflette sui grandi temi dell'esistenza, ma è un romanzo d'amore. Così stavano tutti più tranquilli.
E dato che ci piace fare le cose per bene, ci siamo documentate sui paletti di genere per quanto riguarda il romance: un lui figo, una lei figa meglio se imbranata, tenera, sfigatella, un antagonista (con o senza apostrofo, dipende dal punto di vista), casini assortiti e lieto fine obbligatorio. Ci siamo guardate e abbiamo detto: "Ok, ce la possiamo fare". Perché abbiamo anche scoperto che il romance si declina all'ennesima potenza, purché ci sia lui, lei e l'altro/a, puoi ambientare la vicenda nel medioevo, su un'astronave, in un laboratorio nucleare, in una rete tv, ovunque.
Meglio che mai. E ci siamo messe all'opera di buzzo buono.
Personaggi, scaletta, casini assortiti... 'spetta un attimo. Però, dai, non è che per tutto il tempo questi si possono correre dietro, lasciarsi, riprendersi e spalpitare. Che palle, no? E certo, allora facciamo così: quelli che contano sono loro due, però magari l'antagonista può essere implicato in qualcosa di losco, per cui lei, per dargli una mano, si lascia invischiare... Sì, funziona: facciamo che lei è una ricercatrice e lavora in un laboratorio genetico e si rende conto che sta succedendo qualcosa di strano. Chiama in soccorso l'antagonista, che è un esperto in sequenziamento di DNA vegetali per gli OGM, ci sei? Perfetto, lui scopre qualcosa e decidono di incastrarlo. Muore il sospetto trafficante di DNA modificati, tutti pensano che il colpevole sia l'antagonista. Lei no, perché... perché lo conosce bene. E allora il lui (quello di lei, sì, insomma, l'innamorato che deve trionfare alla fine), che è un poliziotto, fa di tutto per scoprire le prove che inchiodino il rivale. Ma si rende conto che...
Fermi tutti. Un morto ammazzato, un traffico internazionale di DNA modificati, un lavoro di documentazione che levati. Ma la storia d'amore che fine ha fatto?
Uhm... vero. Va beh, dai, due bacetti, una scopata, due piantarelli ce li buttiamo in mezzo. Poi finisce bene e tutto a posto. O no?

mercoledì 2 gennaio 2013

Scrivere Donna, ovvero il rapporto delle donne che scrivono con l'editoria: Barbara Risoli

Le interviste complete le trovate sul sito www.scrivendovolo.com e le linkerò di volta in volta. Ma mi piace isolare qui alcune risposte che ritengo importanti.

Barbara Risoli (qui l'intervista completa), scrittrice di romance storici, ci ha detto:

"Un tempo si sentiva dire che la letteratura rosa era di serie B, i nasini si storcevano e si srotolavano frasi del tipo ‘io guardo solo Quark’, ‘io leggo solo Dante’. Tuttavia, c’è sempre stato un dato discordante: il rosa è sempre stato il più venduto nel mondo, si badi bene… nel mondo. Ma le autrici si sono imposte con forti iniziative in questi anni, hanno urlato più forte e adesso il genere non è più considerato inutile e senza senso. E io confermo che, se si vuole scrivere un buon rosa (specialmente se storico) bisogna studiare, lo strafalcione storico è una condanna a morte per un autore, come lo è il congiuntivo sbagliato."

Voi che ne pensate?