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lunedì 20 luglio 2015

Ebbene sì: esiste il FEMMINISMO ROSA


Rifletto. Mi capita. Anzi, direi che è la mia attività principale. E non sono uno specchio. Okay, la battutaccia la dobbiamo al caldo. Ma, dicevo, rifletto. Chi mi segue sa che da tempo mi interrogo sulla scrittura. E sulla scrittura delle donne. Ho intervistato un bel po’ di autrici, ne ho ricavato un saggio (https://www.bookrepublic.it/book/9788896656815-scrivere-non-e-un-mestiere-per-donne/) e non ho mai nascosto il fastidio che provo per il radicato pregiudizio in base al quale a una firma di donna in copertina, corrispondano per forza pagine dedicate a una storia d’amore. Un fastidio spesso condiviso dalle autrici che ho intervistato. Averne parlato mi ha procurato non pochi scontri con lettori/scrittori maschi convinti che il sillogismo sia “le donne parlano solo d’amore – le donne scrivono libri – i libri delle donne parlano solo d’amore”. Potremmo facilmente dimostrare che non è così, ma non è di questo che voglio parlare adesso. Perché l’amore è l’argomento principe del 99,9% delle storie da che esiste la scrittura. E anche prima. Raccontarne è una pulsione insita nell’animo umano, a prescindere dal cromosoma X o Y. La questione è come lo si racconta. Ed è qui che voglio introdurre il concetto di “femminismo rosa” per il quale rimando al blog di Mara Roberti https://rosapercaso.wordpress.com/ con un sottotitolo che è tutto un programma. Ovvero “O di come una femminista convinta iniziò a scrivere rosa”. Una dichiarazione che è un distillato di coraggio perché l’immagine che si associa oggi al termine femminista è descritta da poche parole: brutta, vecchia, zitella, acida. Non conosco personalmente Mara Roberti ma sono certa che neanche una di queste quattro categorie le appartenga. Mentre sicuramente le appartengono intelligenza e ironia, quelle con cui affronta l’apparente dicotomia tra l’essere femminista e lo scrivere storie d’amore. Il femminismo rosa esiste. Lei lo ha messo nero su bianco, ma a ben guardare è sempre esistito. Riconoscerlo è facile. Ogni volta che un romanzo ci propone figure di donne descritte a tutto tondo, con pregi e difetti, capacità e carenze, momenti di forza e attimi di debolezza. Ogni volta che non si indulge nello stereotipo della fanciulla in difficoltà che mai verrebbero superate se non intervenisse il principe di turno. Ogni volta che la conquista e l’espressione del sentimento non sono il solo motivo di vita per la protagonista. Ogni volta che i ruoli non sono cristallizzati in preda e cacciatore, in candida colomba e lupo tenebroso. Ogni volta che la storia d’amore è, anche, storia di vita, percorso di realizzazione, ricerca del meglio per sé. Ritengo che le scrittrici abbiano, oggi più che mai,  compiti importanti: spezzare i limiti della banalizzazione, mostrare al lettore donne vere, persone complete. Non vuol dire rinunciare alla storia d’amore. Tutti i libri ne contengono una, anche quelli del più macho degli scrittori. Ma mettere nero su bianco un rapporto paritario. E reale. Perché di donne disposte a perpetuare lo stereotipo dell’angelo del focolare se ne incontrano sempre meno. Per fortuna.

p.s. se vi va, sull’argomento c’è la mia chiacchierata con Florelle

lunedì 23 marzo 2015

Scrivere? Non è un mestiere per donne: discriminazione editoriale in pillole


 
 

A parità di talento e di meriti, la scrittrice dovrà faticare il doppio

(se non il triplo) per essere anche soltanto presa in considerazione.

La triste verità è che, perlomeno in Italia, questo accade in ogni ambito

della vita di una donna.

Gaja Cenciarelli

 

“…penso che il problema si aggravi quando si parla di giallo, o peggio

di horror, in quest’ambito c’è certamente una sorta di diffidenza per

le autrici e quindi una certa forma di discriminazione, so che ad alcune

colleghe è stato proposto di pubblicare con uno pseudonimo maschile.”

Floriana Tursi

 

“…fateci caso, uno scrittore ha, in genere, molti più fan di una scrittrice,

e la maggioranza sono donne. Perché la donna vede a tutto tondo,

giudica su varie sfaccettature, non si ferma all’apparenza.

Simonetta Santamaria

 

Un mio amico scrittore diceva che per scrivere il suo ultimo romanzo

aveva impiegato 13 mesi durante i quali si era auto recluso. Per

mettere insieme 13 mesi pieni di scrittura io, tra impegni familiari di

vario tipo e necessità di sbarcare il lunario, devo impiegare 13 anni.”

Mavie Parisi

 

Le scrittrici per essere note o famose o avere i propri libri in vista

in libreria devono essere profonde e impegnate, serie e senza troppi

vezzi, oppure (apparentemente) leggere e dedite alla scrittura chick

lit. Prestazioni maggiori, o caratterizzate da ciò che è di moda.”

MariaGiovanna Luini

 

“…le lettrici leggono indifferentemente scrittori maschi e scrittori

femmine, guardano solo all’interesse per la trama, mentre i lettori

no. I lettori maschi si fidano poco di un libro scritto da una donna,

pensano che per forza sarà una menata rosa, con poca azione…”

Lilli Luini

 

Viviamo in un paese in cui il maschilismo - spesso con la complicità,

duole dirlo, delle donne stesse - è una piaga ben lungi dall’essere

debellata. Anzi, direi proprio che da diversi anni è in corso un tentativo

di restaurazione che mira a demolire conquiste che purtroppo

non sono affatto assodate e che a volte hanno addirittura una sostanza

solamente formale.

Francesca Bonafini

domenica 15 marzo 2015

Scrivere? Non è un mestiere per donne: prologo

“…ci sarà sempre qualcuno disposto a spergiurare che non è vero, che tutti scrivono, uomini e donne, che tutti pubblicano, e che, oggi, non pubblicare in Italia è raro quasi quanto non aver fatto i provini per il Grande Fratello, e soprattutto, che una scrittrice donna italiana può scrivere un best seller così come essere il nuovo emergente caso da dibattito culturale. Peccato che fatte salve preziose eccezioni, a scalare le classifiche siano i consigli di Nonna Papera e il caso letterario stia mettendo adesso i denti da latte. Perché, vedete, oltre che delle buone intenzioni l’Italia è il paese dove un libro di ricette è capace di rimanere il libro più venduto per settimane se non per mesi. Perché allora sorprenderci e farci venire l’orticaria galoppante quando anche in ambito editoriale siamo ancora rappresentate per lo più come nonne papere o lolite?”
(Silvia Mango – blogger )

 
 
Ed eccoci qui. A cercare di tirar le somme dopo quasi due anni di interviste a scrittrici famose e misconosciute, a donne blogger, a donne editor, a coraggiose autrici di horror e gialli e noir (generi notoriamente
da maschi), ad ancora più coraggiose autrici di famigerata,
vilipesa ma quanto letta e consumata narrativa rosa (confessate, avete arricciato il naso!), nello sforzo di capire. Perché lo so, l’ho provato sulla mia pelle, che saranno moltissime le voci contrarie. Ma ritengo che, così come esiste nella società italiana di oggi, una questione femminile sia viva e presente anche nel mondo rarefatto dell’editoria.
Non sto preparando il terreno per le quote rosa, cui non credo neanche dal punto di vista economico, politico e sociale. Ma ci sono dati di fatto sui quali vale la pena ragionare, come abbiamo tentato di fare insieme alla scrittrice e giornalista Marilù Oliva con una mini inchiesta
sul blog La poesia e lo spirito.
Era l’8 marzo del 2011 e si constatava che, entrando in libreria e girando tra gli scaffali, così a colpo d’occhio appariva e appare evidente che gli autori sono molti più delle autrici. Poi allargando il punto di vista e concentrandoci sulle persone che circolano tra gli scaffali, prendono volumi, vanno alla cassa e acquistano, si appurava e si appura senza sforzo che sono soprattutto donne.
La dicotomia esasperata che ne potrebbe uscire è: gli uomini scrivono, le donne leggono. Ma solo la seconda parte della frase si avvicinerebbe alla realtà. Le donne leggono. In un paese come il nostro, dove i lettori cosiddetti forti sono una sparuta, ma agguerrita, minoranza, le lettrici sono di più. Il dato curioso è che anche le scrittrici, o aspiranti tali, sarebbero di più. Ma a parte pochi esempi di estrema e a volte discutibile attualità, gli editori non cercano donne. Mi si dirà che l’editore cerca la storia efficace. Giustissimo. Ma poiché le maggiori frequentatrici dei cosiddetti corsi di scrittura creativa sono donne, per la legge dei grandi numeri, verrebbe da pensare che la maggior parte dei manoscritti che giungono alle case editrici siano firmati da donne.
E che qualcosa di efficace, tra tutti quei fogli, debba pur esserci.
Ma in catalogo gli uomini sono di più. Non solo. I lettori uomini, che non sono maggioranza, ma esistono e pesano, spesso scelgono i libri in base a un pregiudizio: se l’ha scritto una donna, no.

No, perché le donne scrivono rosa.
No, perché le donne parlano di privato, famiglia, figli.
No, perché gli uomini scrivono meglio.

Magari non enunciato così brutalmente, ma la convinzione di fondo esiste pur prevedendo eccezioni. Poche. Quando decisi di lanciare il progetto Scrivere Donna sul sito Scrivendo Volo, ricevetti sul blog il commento di un lettore che affermava di apprezzare Rosa Matteucci perché, cito testualmente: vivaddio, non scrive da donna.
Mi piace anche citare, in questo preambolo introduttivo, un estratto della prefazione che Gianluca Morozzi ha dedicato al divertente e consigliato volume Caro scrittore in erba… di Gianluca Mercadante (Las Vegas Edizioni). Lo leggiamo insieme?

“Ti sei visto diventare (Morozzi si sta rivolgendo allo scrittore in erba cui il libro è dedicato, n.d.r.) quantomeno un Andrea De Carlo, fascinoso, sempre in barca o tra casolari di campagna, eternamente giovane e piacente, se sei maschio. O una figura di riferimento per la nuova scrittura femminile al di là degli stereotipi, se donna.”
 
Vi chiedo: salta agli occhi solo a me?
Dovendo scegliere e, sì per carità, ironizzare, il prefatore sull’esempio maschile ha avuto solo l’imbarazzo della scelta. Per inciso Andrea De Carlo, con la sua partecipazione al talent Masterpiece, è un’icona
(involontaria) perfetta. Ma lo sforzo, se pur c’è stato, è miseramente fallito nella ricerca di, rileggiamolo insieme, “una figura di riferimento (che evidentemente non esiste) per la nuova scrittura femminile (nuova?) al di là degli stereotipi (quali lo vedremo in seguito)”.

In soldoni al Morozzi, stimabilissimo e divertente autore, un nome di scrittrice da affiancare all’icona De Carlo non gli è proprio venuto.
Secondo voi è un caso?
È su questa realtà che ho voluto capire e far capire perché la discriminazione (eccola, la parolaccia) sia presente anche in un ambito dove dovrebbe regnare il talento. E il talento, nel migliore dei mondi possibili, è come gli angeli: non ha sesso.
Lungi dal volerci ghettizzare o dal lanciare una crociata contro gli scrittori, nelle pagine a seguire ascolteremo tante donne raccontare il loro modo di vivere la scrittura. E scopriremo quanta grinta sia necessaria per realizzare ciò che a nessun uomo verrebbe mai chiesto:

tenere in equilibrio vita e sogno, panni da stirare e capitoli da finire, cene che rischiano di bruciare e personaggi che pretendono attenzione, successi in pubblico e sensi di colpa nel privato.

Pronti?