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martedì 10 maggio 2011

Oggi su "La Sesia": l'icona Kate e Cenerentolo

Per essere un paese che scelse la repubblica, subiamo fin nelle più infime fibre il fascino delle teste coronate. Le nozze reali ci esaltano e fra i due miliardi di fruitori mediatici dell’evento William & Kate, abbiamo fatto la nostra porca figura con milioni di click su youtube e facce incollate ai teleschermi. Abbiamo criticato le principessine Eugenia e Beatrice, cugine dello sposo, per il loro look da sorellastre di Cenerentola. Abbiamo apprezzato David Beckham, nonostante la medaglia appuntata sul bavero sbagliato, e dileggiato la di lui tristissima, magrissima ed elegantissima moglie Victoria. Abbiamo fatto le pulci a tutti gli invitati in mondovisione. Ci siamo fatti una ragione della mancanza di Emanuele Filiberto e Clotilde e potevamo finirla lì, nella serata del 29 aprile, immaginando il principe Harry e Pippa Middleton scatenati nelle danze profanatorie di Buckingham Palace. Invece no. Nonostante non si faccia parte di quella strana comunità che è il Commonwealth (stati sovrani, quasi tutte repubbliche ed ex colonie inglesi che si inchinano comunque alla monarchia britannica), non manca giorno in cui Kate Middleton non appaia sui nostri giornali, telegiornali e programmi di approfondimento. Abbiamo disquisito sulla sua dieta. Sulla fattura del suo abito da sposa forse plagiato a un’oscura attrice italiana casualmente moglie di un altrettanto oscuro principe belga. Sui guanti che non c’erano, sui capelli che non erano raccolti, sul profumo che indossava, sul mancato viaggio di nozze. Gli opinionisti nostrani si sono scatenati e le più caustiche sono state, e continuano a essere, le donne. In un’epoca in cui fare un buon matrimonio sembra, giustamente, l’ultimo dei pensieri femminili, Catherine Elizabeth Middleton, duchessa di Cambridge e Altezza Reale, appare imperdonabile. Perché nasce da una famiglia della media borghesia, perché sua madre ha trovato il modo di guadagnare una barca di soldi, perché ha frequentato la stessa prestigiosa università di William, perché ha battuto una folla di aspiranti principesse molto più blasonate di lei. Soprattutto perché è una bella ragazza come tante, disposta alla risata sguaiata, alla bevuta in compagnia, ai balli scatenati e alle minigonne. Una qualunque che però, anche mentre era sull’altare di Westminster, non sembrava emanare stupefatta gratitudine verso William per averla elevata a simili aristocratiche altitudini. Lo ha sposato come avrebbe sposato un qualsiasi altro uomo. Lo aveva anche mollato, qualche tempo fa. Le caustiche commentatrici dicono per costringerlo al grande passo. E lui, per non perderla, ha ceduto. Oggi si calcola che il “brand Kate” valga svariati miliardi di sterline e la monarchia si frega le mani per il rilancio d’immagine ottenuto. Una principessa-icona mancava a corte dai tempi di Lady D. Ma l’icona Kate ha molto da insegnare. A cominciare dall’inversione di ruoli. Perché, sia chiaro, tra i due il Cenerentolo salvato dalla matrigna è William.

Laura Costantini

martedì 3 maggio 2011

Oggi su "La Sesia": Un fiabesco venerdi' di paura

Non succedeva dal 1981 che un erede al trono inglese sposasse una bellissima fanciulla. Quindi venerdì 29 aprile c’era il mondo intero incollato ai teleschermi per seguire, ancora una volta, la favola banale eppure immarcescibile di Cenerentola e il suo principe azzurro. Un numero esagerato di inviati a Londra, una spasmodica attesa delle “eveline” internazionali (i filmati messi in rete per tutte le tv del mondo), tempi strettissimi per il montaggio dei servizi cosiddetti di costume: il look degli invitati, le espressioni dei parenti, i cappelli della regina, l’ordine d’arrivo dei vip. Annunciato con squilli di tromba lo speciale di “La vita in diretta” in onda a partire dalle 14 e dieci. Corsa in auto dalla sede di montaggio alla redazione, arrivo con cassetta tra i denti sul fil di lana. Tutto come da adrenalinica consuetudine televisiva. E invece no.

Invece in redazione le facce sono pallide, gli occhi lucidi, le espressioni choccate. Lamberto Sposini ha avuto un malore a neanche due minuti dalla diretta. Il programma non può partire. Partono invece le telefonate per cercare un’ambulanza e avvertire i vertici dell’azienda. Infarto? Congestione? Ictus? Una ridda di ipotesi mentre i minuti scorrono lenti. Lamberto è sdraiato in terra nel corridoio dello studio, coperto con felpe, giacche, sciarpe rimediate dai collaboratori presenti. Non è cosciente. Il tam tam della Rete, tra Ansa, Adnkronos, blog e Wikipedia si scatena. Prima di cadere Lamberto ha avuto uno sbocco di sangue - non è vero. È gravissimo - è vero. È morto, annuncia Wikipedia aggiornandone la pagina (poi corretta). Studio Aperto rilancia: stanno espiantando gli organi. Non è vero. Ma intanto l’ambulanza non arriva. A giochi fatti il 118, supportato dalla governatrice Polverini, annuncerà che l’attesa è stata di 19 minuti (balle), anche perché nessuno aveva specificato che si trattava di un codice di massima priorità. Si scopre così che all’occorrenza si deve fare una diagnosi esatta e avere chiaro quale ospedale scegliere. Lamberto viene portato nel più vicino, Santo Spirito. Poi, constatata la gravissima emorragia cerebrale che lo ha colpito, viene trasferito al Gemelli. Tutto questo mentre, a partire dalle 15 e dieci, l’azienda decide che Mara Venier vada in diretta con ospiti e filmati sul matrimonio di William e Kate. Le è stata nascosta la gravità della situazione. Lei, com’è giusto visto l’argomento, ride e scherza sul cattivo gusto di Camilla Parker Bowles mentre le agenzie battono lanci sempre più allarmanti. Sposini in coma, in pericolo di vita, forse operato ma è un tentativo senza speranza. Il contrasto tra gli schermi dei computer e quello della tv è evidente. I telefoni sono bollenti. I giornali vogliono capire cosa sta succedendo e poi scriveranno ricostruzioni molto fantasiose sui fatti. Perché nessuno ha potuto vedere le facce, le lacrime, l’angoscia. Mentre scriviamo Lamberto è in coma farmacologico, reagisce agli stimoli. I medici sono ottimisti.

Laura Costantini