Siamo alle solite e voi siatemi testimoni.
Aveva preso l'impegno, la socia / metà oscura / Loredana, di mandare avanti il blog e di ammannirmi un corso di rieducazione che mi spingesse al rispetto della privacy, soprattutto la nostra, e a non caricarmi di impegni in nome della solidarietà narrativa.
Per un attimo è apparsa presa da un sacro fuoco, che poi si è miseramente esaurito.
E' che lei, la socia, proprio non ce la fa.
E' orsa.
Quindi, se non voglio che questo blog muoia miseramente, devo intervenire io.
No, niente esternazioni lavorative, ché non si può.
No, niente editoriali sulle ultime della cronaca, ché non si può neanche questo.
Ma parlare di libri, quello sì.
Quello nessuno me lo può togliere.
E visto che è estate e che molti di voi si apprestano ad andare in vacanza, tre consigli di lettura:
- vi piacciono le atmosfere accoglienti, i sapori delicati, l'ironia non dissacrante e la provincia italiana? "E le stelle non stanno a guardare" di Loredana Limone (Salani) è il vostro libro;
- vi piace la scrittura limpida e densa come un miele di acacia, vi piace tenere uno zaino in spalla, vi piace leggere una storia che è tante storie e vivere un mondo che ne racchiude mille e che non vi lascerà dopo la prima pagina? "Casa di carne" di Francesca Bonafini (Avagliano) è il vostro libro;
- vi piace ridere, sorridere, riflettere, incazzarvi e tornare a ridere vivendo in un universo parallelo dove a Napoli esiste un quartiere che non c'è, ma che è più vero di quelli che ci sono? "Sirena" di Aurelio Raiola (Homo Scrivens) è il vostro libro.
Buone letture e, mi raccomando, non fate la spia con la socia. Anche lei sta per andare in vacanza e magari riesco a sfangarla.
Sssstttttt, mi raccomando.
Laura
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giovedì 3 luglio 2014
sabato 31 maggio 2014
Ma quanto ci odiano?
La socia mi perdonerà se mi permetto una piccola incursione per riflettere. E voglio farlo qui perché su FB è sempre troppo dispersivo. Leggo sui social, sui profili di giovani uomini, spesso di cultura medio-alta, con posizioni di apertura e tolleranza, reddito buono (a quel che si capisce), foto di orologi di pregio, macchine, viaggi. Leggo sui social, dicevo, questi giovani uomini dichiarare senza mezzi termini che le donne costano troppo. Non le escort, quelle va bene che costino, son disposti a spenderci. Le donne che di professione non fanno le operatrici sessuali, quelle che loro possono prendere in considerazione come compagne di vita.
Costano troppo, si diceva. Perché prima di darla, vogliono essere invitate a cena in un locale di pregio, poi a ballare in un posto esclusivo, e non una sola volta. E quando si decidono a darla (si esprimono proprio così, il loro scopo è raggiungere e utilizzare QUELLA, o quelle, parti del corpo della donna in questione), vogliono regali, viaggi, soggiorni in hotel a cinque stelle, anelli di diamanti. Una escort costa meno e frutta di più.
Ora, a fronte di queste dichiarazioni (cui si aggiungono faccine assortite per un'evidente excusatio rispetto alla quantità di cazzate appena proferite), mi chiedo: ma quanto ci odiano?
Perché io non ho mai sentito o letto dichiarazioni di questo genere in bocca alle donne. Non conosco donne che danno un prezzo al proprio sesso e che pretendano l'uso di carte di credito e regali da un certo budget in su. Le donne si lamentano, certo, di non trovare comprensione, complicità, aiuto (quando si è in coppia e tutta la mole del lavoro ricade sulle spalle di lei, soprattutto se ci sono figli). Possono ascrivere molti maschi nella categoria degli stronzi perché son state tradite, deluse, ferite.
Ma la cattiveria che ci mettono gli uomini (alcuni uomini), ragazzi, è tale da investirti come una corrente di liquami di fogna.
Ma quanto ci odiano? e, soprattutto, perché?
Laura
Costano troppo, si diceva. Perché prima di darla, vogliono essere invitate a cena in un locale di pregio, poi a ballare in un posto esclusivo, e non una sola volta. E quando si decidono a darla (si esprimono proprio così, il loro scopo è raggiungere e utilizzare QUELLA, o quelle, parti del corpo della donna in questione), vogliono regali, viaggi, soggiorni in hotel a cinque stelle, anelli di diamanti. Una escort costa meno e frutta di più.
Ora, a fronte di queste dichiarazioni (cui si aggiungono faccine assortite per un'evidente excusatio rispetto alla quantità di cazzate appena proferite), mi chiedo: ma quanto ci odiano?
Perché io non ho mai sentito o letto dichiarazioni di questo genere in bocca alle donne. Non conosco donne che danno un prezzo al proprio sesso e che pretendano l'uso di carte di credito e regali da un certo budget in su. Le donne si lamentano, certo, di non trovare comprensione, complicità, aiuto (quando si è in coppia e tutta la mole del lavoro ricade sulle spalle di lei, soprattutto se ci sono figli). Possono ascrivere molti maschi nella categoria degli stronzi perché son state tradite, deluse, ferite.
Ma la cattiveria che ci mettono gli uomini (alcuni uomini), ragazzi, è tale da investirti come una corrente di liquami di fogna.
Ma quanto ci odiano? e, soprattutto, perché?
Laura
mercoledì 28 maggio 2014
Diamanti onirici
Buongiorno a tutti.
Dovete sapere che spesso e volentieri fornisco alla socia delle consulenze medico - psicologico -interpretative.
Non perché ne abbia competenza (anche se, in verità...), bensì perché la socia ha la benevolenza di ascoltarmi come dicessi cose sensate. E veniamo a noi.
La socia ha sognato di perdere una veretta di brillanti che indossa sempre (e alla quale tiene moltissimo). Poi la ritrova, ma manca un diamantino. Ci mettiamo a cercarlo e scopriamo che il pavimento è praticamente ricoperto di brillanti che scintillano ammiccanti. Solo che noi (c'ero anch'io nel sogno, sì) sappiamo che poco prima è passato un corteo in maschera e che tutte quelle pietre preziose in realtà sono fondi di bicchiere. Uno solo, quello staccato dall'anello, è vero e noi, per recuperarlo, dobbiamo raccogliergli tutti.
Ci siete?
La mia interpretazione:
stiamo lavorando assiduamente per arrivare a farci conoscere dal grande (oddio, grande...) pubblico dei lettori. Le proposte che arrivano, per lo più, non avranno grande valore, ma dobbiamo raccoglierle, una per una, ed esaminarle, per trovare quella vera. Il nostro diamante editoriale.
Okay, a questo punto sono pronta per una rubrica di interpretazione dei sogni. Che dite?
Loredana
Dovete sapere che spesso e volentieri fornisco alla socia delle consulenze medico - psicologico -interpretative.
Non perché ne abbia competenza (anche se, in verità...), bensì perché la socia ha la benevolenza di ascoltarmi come dicessi cose sensate. E veniamo a noi.
La socia ha sognato di perdere una veretta di brillanti che indossa sempre (e alla quale tiene moltissimo). Poi la ritrova, ma manca un diamantino. Ci mettiamo a cercarlo e scopriamo che il pavimento è praticamente ricoperto di brillanti che scintillano ammiccanti. Solo che noi (c'ero anch'io nel sogno, sì) sappiamo che poco prima è passato un corteo in maschera e che tutte quelle pietre preziose in realtà sono fondi di bicchiere. Uno solo, quello staccato dall'anello, è vero e noi, per recuperarlo, dobbiamo raccogliergli tutti.
Ci siete?
La mia interpretazione:
stiamo lavorando assiduamente per arrivare a farci conoscere dal grande (oddio, grande...) pubblico dei lettori. Le proposte che arrivano, per lo più, non avranno grande valore, ma dobbiamo raccoglierle, una per una, ed esaminarle, per trovare quella vera. Il nostro diamante editoriale.
Okay, a questo punto sono pronta per una rubrica di interpretazione dei sogni. Che dite?
Loredana
lunedì 26 maggio 2014
Le mie (rare) impressioni di lettura: Una per mille
Chi mi conosce lo sa.
Leggo moltissimo, ma raramente mi esprimo.
Tanto più che è difficile esprimersi sul lavoro di una persona che conosco bene e a cui voglio bene.
Stavolta, però, tanto difficile non è stato.
E quindi ecco per voi le mie impressioni di lettura sul romanzo "Una per mille" di Cristina Bove, Ed. Smasher.
Ultima cosa: leggetelo.
_________________________
Quello di Cristina Bove non è
un romanzo e nemmeno un'autobiografia. È
un viaggio nell'anima. Le prime pagine possono trarre in inganno
aprendoci le porte di un mondo di bambina, una piccola bambina con le treccine
annodate in testa che già nei gesti quotidiani,
nelle parole e nelle carezze dei propri cari, cercava risposte a domande ancora
sconosciute. C'è in
quella bambina il presagio di una vita che l'avrebbe portata a respirare odori
e popoli lontani. Ci sono in quegli occhi d'azzurro innocente, le scintille di
una sensibilità capace
di penetrare un'anima. La cifra stilistica è
insolita, spesso spigolosa. Non è
facile seguire gli eventi che si intrecciano a formare una trama
fittissima di sogno e realtà,
di ego e alter, di unicità
e universalità.
È un mondo di
contrasti, una lotta tra essere e divenire che non lascia spazio né al dolore, né alla gioia. Le
emozioni si accavallano, prendi fiato e un attimo dopo tutto si fa nero e
soffocante. Poi ritorna la luce. Quella luce che consola e rigenera, che dona
un guizzo di speranza quando la strada sembra condurre verso un'ineluttabile
fine. Perché se la morte è una presenza costante è la vita che sgorga
in queste pagine di poetica prosa. La vita e la lotta che essa stessa ci impone
giorno dopo giorno. E Cristina è
abituata a lottare, contro un corpo che la tradisce, contro la morale
ottusa che vorrebbe impedirle di essere pienamente donna, contro la malvagità degli uomini che
pensavano di annientarla, contro le banali difficoltà del vivere quotidiano, contro
chiunque osi allungare la mano verso quei figli che ama e rispetta nella loro
unicità. Ma
non dimentica mai l'amore, questo immenso incondizionato amore che la circonda,
che emana da lei abbracciando tutto e tutti. E forse è questa la vera chiave di lettura di
Una per mille: l'amore, nella sua forma più
pura, nella sua esaltazione più
vera, nella sua essenza più
viva.
venerdì 23 maggio 2014
In difesa del fancazzismo narrativo
Lo so, vi eravate già abituati alle rampogne della metà oscura ai danni della sottoscritta, con tanto di corso di rieducazione. E quindi vi mancano le esternazioni quotidiane.
Niente paura, Lory tornerà a breve.
Piccolo momento di convalescenza, questo.
Ne approfitto io per fare le sue veci e darmi una regola:
ho tanti libri da leggere, da leggere perché poi ne devo scrivere; ma ho anche tanti libri da leggere, semplicemente per mio personale piacere.
Robette disimpegnate, narrativa di intrattenimento.
Libri da sotto l'ombrellone, ché mica è scritto da nessuna parte che devi leggerli solo in spiaggia.
Ecco, mi rieduco da me: per ogni libro letto per interviste/recensioni/pareri, un libro letto per semplice fancazzismo narrativo.
La socia sarà fiera di me.
Ciao.
Laura
Niente paura, Lory tornerà a breve.
Piccolo momento di convalescenza, questo.
Ne approfitto io per fare le sue veci e darmi una regola:
ho tanti libri da leggere, da leggere perché poi ne devo scrivere; ma ho anche tanti libri da leggere, semplicemente per mio personale piacere.
Robette disimpegnate, narrativa di intrattenimento.
Libri da sotto l'ombrellone, ché mica è scritto da nessuna parte che devi leggerli solo in spiaggia.
Ecco, mi rieduco da me: per ogni libro letto per interviste/recensioni/pareri, un libro letto per semplice fancazzismo narrativo.
La socia sarà fiera di me.
Ciao.
Laura
lunedì 19 maggio 2014
Scrivo da sola, alle volte
Scrivo da sola, alle volte.
Il più delle volte, lascio incompiuto.
Oppure cancello.
Non mi piace quello che scrivo.
Non lo trovo giusto.
La socia, quando riesce, salva quel che scrivo.
Lo conserva, anche dai crash del mio hard disk.
Anche dalla mia mania di gettar via il passato.
Questo racconto non lo avrei con me, se non fosse per la socia.
Lei lo ha conservato.
Io ve lo ripropongo.
Si intitola "Il sepolcro"
Il più delle volte, lascio incompiuto.
Oppure cancello.
Non mi piace quello che scrivo.
Non lo trovo giusto.
La socia, quando riesce, salva quel che scrivo.
Lo conserva, anche dai crash del mio hard disk.
Anche dalla mia mania di gettar via il passato.
Questo racconto non lo avrei con me, se non fosse per la socia.
Lei lo ha conservato.
Io ve lo ripropongo.
Si intitola "Il sepolcro"
“E’ la sua tomba?”
Quello del ragazzo fu
poco più che un sussurro tra lo stormire delle fronde e le frustate del vento
contro la scogliera. Ma quella voce incerta, inattesa come l’amore quando non
hai ancora cominciato a raderti il mento, costrinse il vecchio a voltarsi.
Spostò lo sguardo da quell’icona vuota nel freddo del marmo, nella quale aveva
disperatamente cercato un volto, un’appartenenza ,al calore di quelle iridi
nocciola.
“Ho sempre pensato che lei fosse semplicemente
scomparsa”, ancora un sussurro, ma più deciso, con uno strascico dell’uomo che
non sarebbe mai diventato. “Insomma, non mi aspettavo di trovarmi qui, di
fronte alle sue spoglie mortali… è così che si dice?”
Il vecchio si chinò a
strappare un ciuffo d’erba dalle crepe che il tempo aveva scavato nel sepolcro.
“E’ così che si
diceva, ragazzo”, precisò con voce fioca. “Perché mi segui?”
“Perché voglio
conoscere la verità. E’ un mio diritto.”
Il vecchio sorrise
con l’impertinenza delle sue rughe.
“Diritto? Anche
questa è una parola in disuso. Non ci sono più diritti o doveri ma solo il lento svolgersi del tempo. Quel
tempo che non ci consuma ma che ogni volta che ci sfiora ci strappa un lamento.
Era questo che lei temeva. Questo ciò che si è avverato.”
“Dimmi quello che
sai, vecchio.”
Una nuvola in forma
di vela si spiegò sullo loro teste. Le prime gocce di pioggia scesero a
picchiettare ciò che restava del mausoleo, si rincorsero sulle foglie morte
strappate dal vento, caracollarono lungo la tesa del suo cappello, portato per
abitudine perché la necessità non albergava più tra gli uomini.
“Io non so niente.”
“Non ti credo”, disse il ragazzo seguendo con
un dito il solco che gli attraversava la fronte, sfiorandogli il viso con mani
fredde. “Tu non sei come tutti noi. La tua pelle ha la consistenza della carta,
i tuoi capelli hanno il colore della neve e i tuoi occhi… sono offuscati. E’
per questo che ti nascondi. ”
Si sottrasse a
quell’esame, a quelle dita indagatrici che cercavano conferma ad un sospetto
che ormai era certezza. Ma sapeva che non avrebbe potuto sottrarsi alla
voracità di quel bisogno, alla spinta inconsapevole e perversa di chi non si
accontenta di ciò che ha, di quel che è, ma brama di andare oltre, di
ripercorrere quel passato ormai lasciato alla dimenticanza, all’oblio.
“Ti sbagli. Neanche a
me è concesso ciò che tu desideri. Neanche a me è concesso il sollievo della
morte.”
Fece per allontanarsi.
“Perché?”, chiese il
ragazzo afferrandogli un braccio. “Perché per noi è diverso? Le piante, gli
animali nascono e muoiono e noi, noi siamo costretti a restare qui, attaccati
ad una vita che non ci appartiene. Senza radici, con un futuro che è insieme presente
e passato. Dimmelo. Dimmi cosa ci lega a questa tomba senza nome e senza volto.
Ti prego.”
Non avrebbe voluto
tradirla. Ma era stanco di portare sulle spalle il peso della verità. Stanco di
non poterne dividere la pena con qualcun altro.
“Era mia madre.”
“Non capisco, noi non
abbiamo genitori.”
Il vecchio annuì.
“Non ne abbiamo nel
senso che la storia ricordi. Ma ognuno di noi ha una madre e un padre
biologico.”
Il vento rinforzò da
nord strappando lamenti alle cime degli alberi. L’antico cimitero sembrò
riprendere vita nel turbinio di foglie brune che danzavano tutt’intorno a loro.
Il vecchio accarezzò la cavità che avrebbe dovuto ospitare il ritratto della
donna defunta.
“Fu merito suo se il
genere umano riuscì a sopravvivere alla più grande pandemia che ricordasse. Ma
il frutto dei suoi studi, dei suoi esperimenti fu al contempo la salvezza e la
dannazione dell’umanità. Quando lo capì tentò di rimediare. Unì una delle sue
cellule di mortale a quella di un immortale. Lo scopo era ripercorrere il
processo inverso. Ridare all’umanità la propria essenza ripristinando il
circolo della vita e della morte. Non le riuscì. Ho provato invano a togliermi
la vita. Diversamente da tutti gli altri io posso invecchiare ma niente può
distruggermi.”
La disperazione
allagò il viso del ragazzo, gli piegò le ginocchia gettandolo a terra. Il
vecchio si inginocchiò accanto a lui e abbracciò i suoi muti singhiozzi.
“Mi dispiace”,
mormorò. “Avrei voluto che le mie ossa scricchiolanti, i miei passi incerti, il
battito soffuso del mio cuore ti dessero la risposta che cercavi, ma la realtà
è che siamo condannati a calpestare questa terra all’infinito.”
Lo sfrigolio di un
lampo squarciò la volta del cielo. Il viso del ragazzo riaffiorò dietro le mani
tremanti. Nel suo sguardo liquido di lacrime il vecchio scorse un luccichio
nuovo, il bagliore di una flebile illusione, in un tempo lontano qualcuno l’avrebbe
detta speranza.
Il ragazzo lo aiutò a
sollevarsi.
“La risposta che
cercavo” disse alzando gli occhi al cielo, alle nuvole che si sfilacciavano
nella furia del vento, a un pallido raggio di sole incuneato nel blu cobalto
che li sovrastava “è sempre stata sotto i nostri occhi. La risposta è questo
universo inviolato, frutto del caso e scevro da manipolazioni. Con lui siamo
nati”, sorrise. “Con lui troveremo la
fine.”
Loredana
sabato 17 maggio 2014
Imparare a dire di no
Seconda lezione per la socia: N - O
Non è difficile: No.
Eppure è una parolina che a lei non esce quasi mai.
Lo scrivete un racconto?
Lo leggete 'sto libro?
Lo recensite 'sto romanzo?
E lei giù a dire sì, certo, con piacere, subito subito.
Dovete sapere che lei, la socia è generosa, altruista, sempre pronta a vedere il lato buono.
A Roma si userebbe una parola non bella che inizia per co... e finisce per ...iona.
Perché dico questo? Semplice. Perché moltissime delle cose che lei fa (lei, io spesso la seguo solo perché costretta) non trovano alcun riscontro.
Non parlo di soldi, parlo di reciprocità.
Noi (lei) leggiamo, recensiamo, commentiamo persone (non tutte, se volete faccio i nomi delle eccezioni) che, ne sono certa, pensano che la cosa sia dovuta al loro eccelso valore letterario e umano. Quindi si guardano bene dal contraccambiare le attenzioni.
Ergo, socia, da oggi si dice NO.
(a tutti, o quasi, per le eccezioni si decide caso per caso)
Loredana
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