Ci sono donne che affrontano le tempeste senza timori e senza esitazioni. Donne che vedresti bene con un mantello nero e un cappello piumato al timone della Folgore del Corsaro Nero mentre la procella imperversa sul golfo dei Caraibi, corpo di mille cannoni! Ebbene, la socia è una di queste donne.
Averla dalla propria parte è una grande fortuna. Trovarsela avversaria, ragazzi, sarebbe una jattura. Questo deve aver pensato quell'innocente patina di sporco che si era depositata sulla tenda del suo balcone nel corso dei mesi invernali. Che poi, sporco, parliamone. Un lieve grigiore. Quel tocco di smog che fa ambiente metropolitano, anche se la socia vive in una delle poche zone ancora bucoliche di Roma. Io ne avrei avuto pietà, del grigiore intendo. Lei no.
Quindi oggi, degna sodale di Jolanda la figlia del Corsaro Nero, mentre il vento mugghiava intorno al piano attico, cortine di pioggia fitta sferzavano il ponte... pardon, il balcone, Essa, armata di spazzolone, detersivo e tubo per innaffiare, paludata che manco il capitano Achab nell'affrontare il bianco e riluttante cetaceo, ha affrontato le intemperie per sconfiggere il nemico sulla tenda. Inutili i tentativi del vento di strapparla alla tolda. Inutile lo sforzo del lieve grigiore di resisterle. Vana la furia degli elementi. La socia, incurante del rischio di involarsi sulla campagna romana sulle orme del protagonista di UP, ha spazzolato, sfregato, sciacquato, sagramentato (oh, figlia di pirata per l'occasione non signore) e... VINTO. Alla fine, zuppa come una vongola nella fossa delle Marianne, è rientrata in casa. La tenda sfavillante, il lieve grigiore disciolto nella pioggia come i ricordi del replicante di Blade Runner, le armi grondanti e rinfoderate.
Ci sono donne così, ora lo sapete.
Quello che non sapete è che, se quando torno a Roma la trovo raffreddata morta e impossibilitata a scrivere, la detersa tenda servirà per il trasporto del suo cadavere.
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martedì 28 aprile 2015
sabato 28 marzo 2015
#ioleggodifferente: si va a incominciare
In Italia si legge poco.
E quei pochi leggono sempre gli stessi. E' un fatto. Questione di visibilità,
di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato.
Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo
schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un
lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un
panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali
delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce #ioleggodifferente.
Differente non vuol
dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da
case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a
raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la
volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo,
di storie inconsuete.
#ioleggodifferente
nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su
twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la
pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su
instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è
una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture
differenti.
#ioleggodifferente sarà
un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è,
soprattutto, voglia di agire adesso:
gli autori che
aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno
stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà.
L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore
una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con
una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti.
Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio),
poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una
catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno
partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai
propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori,
autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire
#ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare
attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb #ioleggodifferente.
A breve il sito e molte
novità: restate in contatto!
lunedì 23 marzo 2015
Scrivere? Non è un mestiere per donne: discriminazione editoriale in pillole
“A parità di talento e di meriti, la scrittrice dovrà faticare il doppio
(se
non il triplo) per essere anche soltanto presa in considerazione.
La
triste verità è che, perlomeno in Italia, questo accade in ogni ambito
della
vita di una donna.”
Gaja
Cenciarelli
“…penso che il problema si aggravi quando si
parla di giallo, o peggio
di
horror, in quest’ambito c’è certamente una sorta di diffidenza per
le
autrici e quindi una certa forma di discriminazione, so che ad alcune
colleghe
è stato proposto di pubblicare con uno pseudonimo maschile.”
Floriana
Tursi
“…fateci
caso, uno scrittore ha, in genere, molti più fan di una scrittrice,
e
la maggioranza sono donne. Perché la donna vede a tutto tondo,
giudica
su varie sfaccettature, non si ferma all’apparenza.”
Simonetta
Santamaria
“Un mio amico scrittore diceva che per scrivere il suo ultimo romanzo
aveva
impiegato 13 mesi durante i quali si era auto recluso. Per
mettere
insieme 13 mesi pieni di scrittura io, tra impegni familiari di
vario
tipo e necessità di sbarcare il lunario, devo impiegare 13 anni.”
Mavie
Parisi
“Le scrittrici per essere note o famose o avere i propri libri in vista
in
libreria devono essere profonde e impegnate, serie e senza troppi
vezzi,
oppure (apparentemente) leggere e dedite alla scrittura chick
lit.
Prestazioni maggiori, o caratterizzate da ciò che è di moda.”
MariaGiovanna
Luini
“…le
lettrici leggono indifferentemente scrittori maschi e scrittori
femmine,
guardano solo all’interesse per la trama, mentre i lettori
no.
I lettori maschi si fidano poco di un libro scritto da una donna,
pensano
che per forza sarà una menata rosa, con poca azione…”
Lilli
Luini
“Viviamo in un paese in cui il maschilismo - spesso con la complicità,
duole
dirlo, delle donne stesse - è una piaga ben lungi dall’essere
debellata.
Anzi, direi proprio che da diversi anni è in corso un tentativo
di
restaurazione che mira a demolire conquiste che purtroppo
non
sono affatto assodate e che a volte hanno addirittura una sostanza
solamente
formale.”
Francesca
Bonafini
domenica 15 marzo 2015
Scrivere? Non è un mestiere per donne: prologo
“…ci sarà sempre qualcuno disposto a spergiurare che non è vero, che tutti scrivono, uomini e donne, che tutti pubblicano, e che, oggi, non pubblicare in Italia è raro quasi quanto non aver fatto i provini per il Grande Fratello, e soprattutto, che una scrittrice donna italiana
può scrivere un best seller così come essere il nuovo emergente caso da dibattito culturale. Peccato che fatte salve preziose eccezioni, a scalare le classifiche siano i consigli di Nonna Papera e il caso letterario stia mettendo adesso i denti da latte. Perché, vedete, oltre che delle buone intenzioni l’Italia è il paese dove un libro di ricette è capace di rimanere il libro più venduto per settimane se non per mesi. Perché allora sorprenderci e farci venire l’orticaria galoppante quando anche in ambito editoriale siamo ancora rappresentate per lo più come nonne papere o lolite?”
(Silvia Mango – blogger )
può scrivere un best seller così come essere il nuovo emergente caso da dibattito culturale. Peccato che fatte salve preziose eccezioni, a scalare le classifiche siano i consigli di Nonna Papera e il caso letterario stia mettendo adesso i denti da latte. Perché, vedete, oltre che delle buone intenzioni l’Italia è il paese dove un libro di ricette è capace di rimanere il libro più venduto per settimane se non per mesi. Perché allora sorprenderci e farci venire l’orticaria galoppante quando anche in ambito editoriale siamo ancora rappresentate per lo più come nonne papere o lolite?”
Ed eccoci qui. A cercare di tirar le somme dopo quasi due anni di interviste a scrittrici famose e misconosciute, a donne blogger, a donne editor, a coraggiose autrici di horror e gialli e noir (generi notoriamente
da maschi), ad ancora più coraggiose autrici di famigerata,
vilipesa ma quanto letta e consumata narrativa rosa (confessate, avete arricciato il naso!), nello sforzo di capire. Perché lo so, l’ho provato sulla mia pelle, che saranno moltissime le voci contrarie. Ma ritengo che, così come esiste nella società italiana di oggi, una questione femminile sia viva e presente anche nel mondo rarefatto dell’editoria.
Non sto preparando il terreno per le quote rosa, cui non credo neanche dal punto di vista economico, politico e sociale. Ma ci sono dati di fatto sui quali vale la pena ragionare, come abbiamo tentato di fare insieme alla scrittrice e giornalista Marilù Oliva con una mini inchiesta
sul blog La poesia e lo spirito.
Era l’8 marzo del 2011 e si constatava che, entrando in libreria e girando tra gli scaffali, così a colpo d’occhio appariva e appare evidente che gli autori sono molti più delle autrici. Poi allargando il punto di vista e concentrandoci sulle persone che circolano tra gli scaffali, prendono volumi, vanno alla cassa e acquistano, si appurava e si appura senza sforzo che sono soprattutto donne.
La dicotomia esasperata che ne potrebbe uscire è: gli uomini scrivono, le donne leggono. Ma solo la seconda parte della frase si avvicinerebbe alla realtà. Le donne leggono. In un paese come il nostro, dove i lettori cosiddetti forti sono una sparuta, ma agguerrita, minoranza, le lettrici sono di più. Il dato curioso è che anche le scrittrici, o aspiranti tali, sarebbero di più. Ma a parte pochi esempi di estrema e a volte discutibile attualità, gli editori non cercano donne. Mi si dirà che l’editore cerca la storia efficace. Giustissimo. Ma poiché le maggiori frequentatrici dei cosiddetti corsi di scrittura creativa sono donne, per la legge dei grandi numeri, verrebbe da pensare che la maggior parte dei manoscritti che giungono alle case editrici siano firmati da donne.
E che qualcosa di efficace, tra tutti quei fogli, debba pur esserci.
Ma in catalogo gli uomini sono di più. Non solo. I lettori uomini, che non sono maggioranza, ma esistono e pesano, spesso scelgono i libri in base a un pregiudizio: se l’ha scritto una donna, no.
No, perché le donne scrivono rosa.
No, perché le donne parlano di privato, famiglia, figli.
No, perché gli uomini scrivono meglio.
Magari non enunciato così brutalmente, ma la convinzione di fondo esiste pur prevedendo eccezioni. Poche. Quando decisi di lanciare il progetto Scrivere Donna sul sito Scrivendo Volo, ricevetti sul blog il commento di un lettore che affermava di apprezzare Rosa Matteucci perché, cito testualmente: vivaddio, non scrive da donna.
Mi piace anche citare, in questo preambolo introduttivo, un estratto della prefazione che Gianluca Morozzi ha dedicato al divertente e consigliato volume Caro scrittore in erba… di Gianluca Mercadante (Las Vegas Edizioni). Lo leggiamo insieme?
“Ti sei visto diventare (Morozzi si sta rivolgendo allo scrittore in erba cui il libro è dedicato, n.d.r.) quantomeno un Andrea De Carlo, fascinoso, sempre in barca o tra casolari di campagna, eternamente giovane e piacente, se sei maschio. O una figura di riferimento per la nuova scrittura femminile al di là degli stereotipi, se donna.”
Vi chiedo: salta agli occhi solo a me?
Dovendo scegliere e, sì per carità, ironizzare, il prefatore sull’esempio maschile ha avuto solo l’imbarazzo della scelta. Per inciso Andrea De Carlo, con la sua partecipazione al talent Masterpiece, è un’icona
(involontaria) perfetta. Ma lo sforzo, se pur c’è stato, è miseramente fallito nella ricerca di, rileggiamolo insieme, “una figura di riferimento (che evidentemente non esiste) per la nuova scrittura femminile (nuova?) al di là degli stereotipi (quali lo vedremo in seguito)”.
In soldoni al Morozzi, stimabilissimo e divertente autore, un nome di scrittrice da affiancare all’icona De Carlo non gli è proprio venuto.
Secondo voi è un caso?
È su questa realtà che ho voluto capire e far capire perché la discriminazione (eccola, la parolaccia) sia presente anche in un ambito dove dovrebbe regnare il talento. E il talento, nel migliore dei mondi possibili, è come gli angeli: non ha sesso.
Lungi dal volerci ghettizzare o dal lanciare una crociata contro gli scrittori, nelle pagine a seguire ascolteremo tante donne raccontare il loro modo di vivere la scrittura. E scopriremo quanta grinta sia necessaria per realizzare ciò che a nessun uomo verrebbe mai chiesto:
tenere in equilibrio vita e sogno, panni da stirare e capitoli da finire, cene che rischiano di bruciare e personaggi che pretendono attenzione, successi in pubblico e sensi di colpa nel privato.
Pronti?
sabato 7 marzo 2015
Per l'8 marzo scegli un libro senza stereotipi
I lettori attenti hanno notato due cose riguardo ai nostri romanzi: le donne hanno sempre un ruolo da protagoniste, ma gli uomini non sono mai dei semplici comprimari. A noi piace aggiungere un’osservazione: le donne che noi descriviamo, così come gli uomini, non corrispondono mai agli stereotipi di genere che ci vengono costantemente somministrati.... Non è una scelta razionale, una decisione presa a tavolino.
Adesso, anzi, da un po’ di tempo a questa parte, le decisioni prese a tavolino vanno per la maggiore in narrativa. E i risultati si vedono. I nostri e i “loro”. Pare che il mercato prediliga le protagoniste pasticcione, facili all’inciampo e alla piccola ferita da medicare (tipo unghia spezzata, scheggia nel tenero polpastrello, caviglia – sottile, nuda anche in gennaio, calzata su tacco 12 – distorta), bisognose di assistenza in tutto e per tutto, fragili, insicure. Intelligenti, per carità, ma pronte a cadere in deliquio sbirciando un bicipite, una camicia sapientemente sbottonata dal pettorale scolpito, un sorriso canagliesco. In carriera, anche dure nel loro lavoro, ma dalla gota fanciullescamente rubescente nel momento in cui, alzando le palpebre orlate di folte ciglia, impattano nello sguardo assassino del loro collega/superiore/avversario. I lettori, anzi, le lettrici vogliono ‘sta roba qui, ci viene detto. E non stiamo parlando di sfumature grigie, rosse e nere, ma di prodotti nostrani (sì, nati sulla falsariga perché l’onda va cavalcata) destinati ad approdare in tv per perpetuare lo stereotipo. Lei, qualsiasi lei, può far carriera, le è concesso essere intelligente e preparata, può avere delle intuizioni, magari battere sul tempo il maschio di turno. Ma senza rinunciare – così ci viene venduta – a quella femminilità bamboleggiante che fa sentire l’uomo protettivo, forte, necessario. Ve la ricordate la canzone di Celentano che recitava, rivolto alle istanze femministe, “tu vuoi fare il gallo, poi fai l’uovo con me, sul lettescion…”? Ecco, siamo ancora lì. Le regole del bestseller narrativo (la letteratura, non ci stancheremo mai di dirlo, è altro) ci vogliono così: scorza apparentemente dura ma anelito alla sottomissione appena ci giunge alle narici – frementi, ovvio – un sentore di maschio ferormone.
Ecco. Noi, duo scrittorio Costantini&Falcone, no. Se è questo che volete da un libro, non cercatelo in uno dei nostri. Ed è forse il motivo per cui, ci piace pensare, il nostro “Puzzle di Dio” (goWare) è stato scelto dall’Unione Lettori Italiani Molise nell’ambito delle celebrazioni dell’8 marzo.
Non è un libro che parla di emancipazione femminile, è un thriller, un romanzo d’avventura e mistero, con mille risvolti. E con due donne protagoniste che con gli uomini interagiscono, collaborano, si scontrano, se è il caso. Soprattutto non inciampano, non arrossiscono, non si sottomettono. Come le loro creatrici, ci viene da dire.
sabato 21 febbraio 2015
Di bottiglie rotte, di stupri artistici e di ignoranza
No. Non voglio parlare degli olandesi e dello scempio di piazza di Spagna. O meglio, sì, di piazza di Spagna sì. Ma gli olandesi non c'azzeccano nulla. Era una sera di capodanno di un anno di quelli passati. Un anno X. Io odio il capodanno. Non organizzo mai niente. Non mi piace dovermi divertire a comando. Insomma, quella volta lì si va in piazza, insieme a migliaia di altri zombie armati di mignon di champagne e scarpe comode. Roma by night, monumenti illuminati, sconosciuti che ti gridano auguri. Roba così. Approdiamo in cima alla scalinata di Trinità dei Monti. Colpo d'occhio di quelli che valgono una fortuna (non a caso una suite con terrazzo all'Hassler costa svariate migliaia di euri a notte). Sosta, sospirone, bacio (sì, bacio anch'io) e si inizia la discesa. Negli inferi. La scalinata di Trinità dei Monti è un monumento. E' bellissima. E' di marmo. Era appena stata pulita (come la Barcaccia, esatto). Era tutta candida e prendeva le sfumature delle luminarie natalizie. No. Avrebbe dovuto prenderle se non fosse stata gremita, come e più di una curva da stadio, di gente ubriaca e strafatta. Sui prestigiosi e storici gradini una cascata, un fiume di vino, spumante, vomito e piscio. No, non esagero. E la brulicante massa che si divertiva a lanciare bottiglie in aria per vederle scoppiare in mille pezzi sui gradini, quelli storici, quelli prestigiosi, quelli appena ripuliti. Un rischio quasi mortale scendere mentre le suole si imbevono di liquami e partono schegge come durante un bombardamento. Era un capodanno, gente. E non erano olandesi. Erano romani, erano turisti (beh, qualche olandese poteva anche esserci, non lo escludo) e quando si sono ritirati all'alba hanno lasciato uno spettacolo che neanche le sette piaghe d'Egitto. Tutto questo per dire che la barbarie vive e prospera in mezzo a noi. Poi, certo, il calcio è un'aggravante non da poco. Ma l'inciviltà è più diffusa di quanto ci piaccia immaginare.
p.s. Immagino che nessuno abbia pagato la spesa per i danni inflitti a bottigliate ai gradini della scalinata più bella del mondo
venerdì 13 febbraio 2015
#ioleggodifferente
In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. È un fatto. Allora si cerca di incentivare le persone a trasformarsi in lettori. E lo si fa con un'iniziativa, encomiabile, che ostenta una lista di 24 autori che hanno ceduto gratuitamente i diritti per un loro titolo. Tra questi, grandi nomi come Sepulveda, Hosseini, De Carlo, Mazzanti. Gente che non ha bisogno di visibilità, ne converrete. Ma che ha dalla propria un nome che, può darsi, anche un non lettore ha sentito. E magari viene invogliato. Come ho già detto, è un'ottima iniziativa, una bella idea.
Però.
Però ripropone una situazione. Io non saprei dire se gli italiani leggono poco perché sono ignoranti (probabile), attirati da altro tipo di intrattenimento più facilmente fruibile (quasi certo, direi) oppure perché scoraggiati da ciò che vedono esposto in libreria.
Non so voi, ma davanti a un'orgia di libri di cucina, di trilogie erotiche, di romanzi/vita vissuta di star televisive e di libri maledetti/bibliotecari mannari, la voglia di leggere passerebbe anche a me.
Però.
Però #ioleggodifferente e lasciate che vi spieghi cosa significa.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci
sono molti autori, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non
riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca
la pubblicità, manca la volontà dei lettori di andare “a caccia” di qualcosa di
diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per questo motivo: favorire
l’incontro tra scritture misconosciute e lettori. Gli autori che aderiranno al
progetto mettono a disposizione un loro libro. Uno stralcio verrà pubblicato (work in progress per il sito/blog omonimo).
Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile
giudizio, regalerà a un lettore/commentatore la copia del libro. Nella speranza
che leggerlo lo invogli, in futuro, a dare maggior fiducia a chi nelle pile
accanto alle casse delle librerie di catena non ci arriverà mai. O forse sì,
proprio grazie a quel lettore.
Per il momento #ioleggodifferente è un gruppo chiuso su Facebook dedicato ad autori/editori interessati. Potete chiedere l'iscrizione senza timori.
Diventerà un sito/blog e un hashtag da rilanciare su twitter.
E vediamo se succede qualcosa.
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