domenica 24 settembre 2017

Doccia fredda #5 Gaianova

Arriva il quinto appuntamento con le DOCCE FREDDE.
Siamo dalle parti della fantascienza, stavolta.
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GAIANOVA –
Il sistema aveva iniziato le attività di riabilitazione fisica, nelle ultime settimane i periodi di veglia cosciente erano sempre più frequenti e lunghi. Dopo quasi trenta anni Elisa provò l’ebrezza di sgranchirsi in seguito a un buon sonno. Non aveva bisogno di parlare per sapere che Angelo, suo marito, era già in grado di mettersi seduto. Gregorio e Filippo ancora dormivano – freddi - ma rimessi in movimento dal gymsystem. Il lungo viaggio stava finendo e tutto andava bene. Si abbandonò al torpore e agli esercizi passivi sognando casa.
L’hangar era spazioso e ordinato, la navicella si ancorò con un movimento fluido e totalmente automatizzato, loro quattro guardavano – curiosi - fuori dalla vetrata. Ancora pochi minuti e avrebbero messo piede in quella che sarebbe stata casa, a quattro anni luce dalla Terra. Come da programma, qualche settimana prima, erano ritornati nel pieno vigore fisico e avevano ripreso il normale ritmo biologico. Stavano bene, ma non tutto era andato nel verso giusto. Gregorio era cresciuto. Non tanto, non aveva certamente i trentaquattro anni che avrebbe avuto sulla Terra, ma la criogenizzazione non aveva funzionato perfettamente, adesso ne dimostrava circa sei e, da quando si erano risvegliati, si ostinava a parlare. A parlare con la voce, nonostante le due piccole protuberanze dietro le orecchie fossero cresciute anche a lui. Semplicemente si rifiutava di utilizzarle per comunicare mentalmente. Elisa prevedeva tempi difficili. Ne ebbe conferma appena misero piede in quel mondo silenzioso. Il leggero bagaglio aveva già preso la via del mezzo che li attendeva per portarli al centro di smistamento insieme agli altri migranti stellari, arrivati con loro. Erano stati riuniti in una grande stanza, illuminata dalla luce naturale di quel nuovo sole che filtrava dalla cupola trasparente. Facevano parte dell’ultimo viaggio. Quel che restava dei terrestri adesso era tutto qui, su questo pianeta gemello nella galassia di Proxima Centauri. Il sottile fremito dietro il padiglione auricolare la colse ancora di sorpresa, ci avrebbe fatto l’abitudine. Ben arrivati su Gaianova. Verrete scortati al punto di prima accoglienza da dove, terminati i controlli sanitari, sarete accompagnati ai vostri alloggi. Il giovane discendente dei pionieri che cinquecento anni prima erano arrivati a colonizzare la nuova patria stava mentalmente dando loro il benvenuto. La vibrazione era gentile, gli accompagnatori, però, in divisa militare. Le porte sbarrate. Angelo, istintivamente, strinse più forte il piccolo che teneva in braccio e cercò la mano di Elisa. Gregorio non smetteva di chiedere A VOCE alta: ”Dove siamo? Dove stiamo andando? Dove sono i nonni?” Va tutto bene Greg, ma non parlare. GREG non parlare, comunica con me, ma non usare la voce. In tutta risposta il bambino, occhi sgranati, si mise a piangere forte, con singulti tutt’altro che mentali. In quel silenzio rarefatto, interrotto dal lieve fruscio dei macchinari che, soli, producevano suoni, una ridda di mentalizzazioni la invase. Volevano che le percepisse: Selvaggi! Proprio una bella cultura! Bambini che parlano ancora con la voce. E paghiamo pure per le navicelle che li portano qui. Elisa non ebbe altra scelta che accucciarsi e sussurrare al suo bambino, con la voce, l’unico modo che Gregorio sembrava intenzionato ad ascoltare. Gli sguardi di disapprovazione si moltiplicarono, si sentì nuda e sbagliata e per un maledetto momento si vergognò di suo figlio e del posto da cui venivano. Poi furono separati, Angelo con gli uomini, lei e i bambini su un altro mezzo. Passarono cinque giorni prima che potessero riunirsi. Le visite mediche erano andate bene per tutti, ma non per Gregorio. Era cresciuto e non avrebbe dovuto, parlava e non avrebbe dovuto. Non sapeva usare le sue antennine o non voleva farlo. Non era l’unico, capitava, con una ricorrenza statisticamente ininfluente, ma succedeva che la criogenizzazione funzionasse solo in parte. Gregorio non era considerato un caso grave, fu ugualmente inserito in un gruppo di supporto, allontanato da lei e dalla sua famiglia. Loro erano terrestri, arrivavano da un pianeta lontano e arcaico. Erano dei diversi. Gregorio diverso fra i diversi. Lo avrebbero rivisto quando fosse stato educato al nuovo mondo. Non avevano avuto modo di impedirlo. Piangeva e chiamava mamma. Forte. Urlava, il suo bambino, quando lo portarono via. Lei piangeva piano quel giorno e non smise per mesi. Gregorio tornò, parecchio tempo dopo. Non usava più la voce. Loro si erano ambientati, adesso avevano una casa e la coscienza che la storia si ripete, che l’uomo dimentica le lezioni, che a loro era toccato il posto sfigato nella lotteria della vita, erano nati nel luogo e nel momento sbagliato. Avevano messo nel cassetto i sogni, le lauree e l’esperienza e si erano adattati a lavori per terrestri, sperando che Filippo e Gregorio fossero riconosciuti, prima o poi, come gaianovesi. L’unica cosa che volevano ricordassero è che un mondo diverso era possibile e per qualche tempo così era stato, sulla Terra. La loro flotta era stata l’ultima a lasciare un pianeta infuocato per colpa di quel sole che, nella sua anzianità di Nana rossa, l’aveva reso quasi inabitabile. Non era stato un male, dopo tutto, per la prima volta nel mondo le guerre si erano placate, tutti gli sforzi volti verso un unico scopo, trovare il modo di trasferire l’umanità sul pianeta gemello. L’uomo era stato in pace e aveva collaborato per quasi mille anni. Questa storia, a casa loro, si raccontava a voce alta.